Buonanno contro i vendoliani: "Sono la lobby dei sodomiti"

Seduta accesa alla Camera durante l’esame del decreto sugli ecobonus. Il leghista attacca, i deputati del Sel lasciano l'Aula. Parole di censura da Pd e Pdl

Buonanno contro i vendoliani: "Sono la lobby dei sodomiti"

"In quest’Aula la lobby dei sodomiti è rappresentata da Sel". Le parole del leghista Gianluca Buonanno ha fatto scoppiare una bagarre violentissima a Montecitorio. Il presidente di turno Luigi Di Maio ha provato a richiamare l’esponente del Carroccio, ma lo scontro è andato avanti. I vendoliani hanno abbandonato l’Aula. Anche da Pd e Pdl sono arrivate parole di censura nei confronti del leghista.

Sin dalle primissime battute del mattino Buonanno ha iniziato a prendersela con i deputati della sinistra, di Sel in primis ma anche del Pd. "In questo parlamento la sinistra non esiste più. Restano solo ciarlatani che non rappresentano e non difendono il popolo. Chiamatemi 'compagno Buonanno' perché a difendere la gente sono rimasto io. Voi siete una sinistra taroccata", ha tuonato contro ideputati del Sel che avevano appena votato contro un emendamento proposto dalla Lega Nord che prevedeva il taglio alle pensioni d'oro. Alla ripresa dei lavori dell’aula, nel pomeriggio, gli attacchi si sono fatti più duro. E, in un nuovo colorito intervento durante l’esame del decreto sugli ecobonus, il deputato del Carroccio si è attirato gli strali dei deputati del Sel che, dopo aver chiesto una formale censura dalla presidenza, hanno abbandonato l’Aula in segno di protesta. "Usciremo tutte le volte che Buonanno utilizzerà espressioni ingiuriose che offendono non solo gli omosessuali, ma il Parlamento e le Istituzioni", hanno spiegato i vendoliani. Anche il grillino Di Maio ha invitato Buonanno a usare un linguaggio consono all’Aula. Ma il leghista si è difeso: "Io prendo termini scritti nella Bibbia. Quelli di Sel invece sono solo ipocriti vestiti di rosso".

Al termine dei lavori in Aula è intervenuto anche Nichi Vendola che ha chiesto al segretario della Lega Roberto Maroni di intervenire stigmatizzando il comportamento dei "suoi" parlamentari.

"Caro Maroni, la misura è colma - ha scritto il governatore della Puglia su Twitter - è ora che fermi i tuoi rappresentanti, che da troppo tempo fanno dell’insulto e della volgarità la propria ragione di vita".

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