Non saranno solo gli avvocati «collaborazionisti» a venire pagati dal governo per la assistenza ai migranti. La indignazione di buona parte degli avvocati italiani per la norma varata dal governo, che «arruola» i legali nelle procedure di espulsione a condizione che non si oppongano al reimpatrio, non sembra tenere presente un dato di fatto piuttosto noto: fino a oggi, e da tempo, migliaia di legali vengono pagati dallo Stato per aiutare invece gli stranieri irregolari a evitare in ogni modo la cacciata dall'Italia. La macchina dei ricorsi e dei controricorsi sulle procedure di espulsione si regge quasi per intero sulle casse pubbliche, visto che - per ovvi motivi - i ricorrenti sono quasi tutti privi di reddito e vengono pertanto ammessi al cosiddetto «gratuito patrocinio a spese dello Stato».
Il contenzioso legale a favore dei migranti ha così generato un business da decine di milioni di euro, di cui beneficiano studi specializzati spesso collegati a onlus e a sindacati, e che ha fatto proliferare una marea di siti specializzati, anch'essi emanazione di avvocati, che forniscono assistenza legale: il cui primo passo è sempre e comunque la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio.
Secondo gli ultimi dati disponibili, nel bienno 2021/2022 lo Stato aveva versato per il gratuito
patrocinio davanti ai tribunali civili la robusta cifra di 285 milioni. Di questi almeno un quarto, quindi 71 milioni, è andato agli avvocati dei migranti che si opponevano ai decreti di espulsione. La percentuale è nazionale, ma ci sono tribunali dove la quota destinata ai legali degli irregolari supera il 50% del totale.
Il business è particolarmente rilevante nei tribunali vicini ai punti di sbarco ma anche nelle grandi città come Milano dove approda la fetta maggiore dei richiedenti asilo. Il contenzioso viene innescato sia davanti ai tribunali amministrativi sia davanti alle sezioni specializzate in immigrazione dei tribunali, dove nelle cancellerie è noto il fenomeno dei ricorsi-fantasma, presentati unicamente per fare scattare il diritto del legale alla parcella senza che poi il legale si preoccupi nemmeno di apparire in udienza.
«Ci sono interi studi legali che vivono solo di questi finanziamenti», raccontava una fonte citata in una recente inchiesta del Giornale, che analizzando le statistiche del Tar aveva scoperto come una singola avvocatessa avesse ottenuto sentenze favorevoli per 291 assistiti, tutti ammessi al gratuito patrocinio. Il solo Tar della Lombardia nel corso del 2024 aveva dovuto pronunciare ben 424 sentenze su ricorsi di irregolari. Il contenzioso
maggiore riguarda la procedure di «emersione del lavoro sommerso», che servirebbero a regolarizzare i dipendenti in «nero« ma che secondo le prefetture spesso simulano rapporti di lavoro inesistenti. Non esistono statistiche aggiornate sull'esito dei ricorsi, ma il risultato è spesso irrilevante, l'importante è avviare l'iter delle cause, perché in questo modo il clandestino ottiene di poter restare sul territorio italiano in attesa della decisione definitiva, che impiega in media circa due anni e mezzo. E a quel punto si riesce a creare quella rete di relazioni sociali e familiari che consente di ottenere il permesso di soggiorno.
Sono meccanismi tecnicamente leciti, previsti dalle leggi sull'immigrazione, intorno ai quali però è fiorita una lunga serie di sigle che cercano di attirare i migranti promettendo di garantire la permanenza in Italia in cambio della parcella a spese dello
Stato: avvocatoperstranieri.it, avvocatopermesso.it e via di questo passo. Il migrante in cerca di soggiorno è diventato la fonte di reddito per stuoli di legali che conoscono bene i punti deboli delle norme sulle espulsioni.