Il campo largo della sinistra, dopo anni di insuccessi politici ma soprattutto elettorali, prova a giocare l’ultima carta: riportare indietro le lancette della storia. L’ipotesi di un nuovo Ulivo, la vecchia alleanza elettorale del centrosinistra italiano, sarebbe l’ultima trovata politica dei compagni giallo-rossi. L’ipotesi di un nuovo federatore, secondo un retroscena del Corriere della Sera, potrebbe essere dietro l’angolo. E i nomi più importanti sulla lista sono sostanzialmente due: Beppe Sala secondo alcuni e Paolo Gentiloni secondo altri. Il sindaco di Milano da una parte e il commissario europeo per Affari economici dall’altra.
Sondaggio definitivo sulla Schlein: l'80% degli elettori non la vuole leader della sinistraIl confronto è già iniziato. Il fattore tempo, d’altronde, non è da sottovalutare: l’ipotesi Ulivo dovrà essere realtà entro le prossime elezioni politiche. In palio, giova ricordarlo, c’è il ruolo di federatore dell’intera coalizione di centrosinistra. E la suggestione di una nuova ammucchiata anti-Meloni non è campata in aria. L’ex europarlamentare Pierluigi Castagnetti, ripreso dal Corriere della Sera, ha alluso a questa prospettiva futura: “Dopo le Europee – ha spiegato l’esponente dem nel corso di un convegno – bisognerà costruire un nuovo Ulivo”. L’ex segretario dem ora numero uno di Italia Viva,Matteo Renzi, ha lanciato il secondo indizio: “Il nuovo Ulivo – ha chiarito domenica a Stasera Italia – è il disegno del Pd”. Con qualche piccola novità rilevante: “Non lo federa Conte – ha continuato – non lo federa Schlein, può farlo un amministratore che è sul campo o un’amministratrice”. L’identikit delineato da Renzi non lascia spazio a grandi interpretazioni. Secondo i fedelissimi del senatore toscano il nome a cui si riferiva l’ex premier è quello di Beppe Sala. Il sindaco di Milano, molto più vicino alle istanze massimaliste del Pd, potrebbe essere il giusto compromesso per Elly Schlein e il suo cerchio magico.
Anche se il primo cittadino, interpellato sul tema a margine dell'inaugurazione dei mercatini di Natale in Duomo, fa un passo indietro: "Un nome terzo - spiega Beppe Sala - oltre a Conte e Schlein, per la guida del centrosinistra? Parliamo di una cosa che ci sarà tra tre anni. Oltretutto, è chiaro che una gamba manca. Nel senso che bisogna pensare che una possibile federazione non può essere solo tra Pd e Movimento 5 Stelle, ma serve un'altra gamba”. Insomma, nessun ruolo di federatore in vista. Almeno per il momento: "C'è del tempo. Però alle Europee bisogna cercare di uscire bene e, perlomeno a Milano, vorrei cercare di fare la mia parte". "La mia compagna – ha spiegato con tono scherzoso il sindaco - ha la passione che ho io per la politica. Noi la mattina ci alziamo e leggiamo i giornali. Arrivando alla pagina del Corriere io la vedo e sto zitto, lei si gira verso di me e dice: ma con il carattere che hai vuoi fare il federatore? E così ha ammazzato un pò questa ipotesi". Battuta a parte, ha continuato il sindaco Salo, "io credo che il tema di federare ci stia tutto" ed è "quello che sto cercando di fare a Milano con la giunta e il consiglio", ma "credo che sia una missione di tutti quelli di buonsenso che vogliono pensare che il centrosinistra possa diventare un'alternativa che oggi fa fatica ad essere".
I riformisti dem cercano un garante per frenare Schlein: ecco il piano GentiloniDi tutt’altro tenore, invece, l’altro nome della possibile lista di aspiranti federatori. Paolo Gentiloni, a differenza del primo cittadino milanese, potrebbe essere la figura perfetta per scalzare la segretaria dem e abbandonare, una volta per tutte, le politiche demagogiche di Schlein e soci. Diversi esponenti dem riformisti, e non è la prima volta che se ne discute, vorrebbero il commissario europeo alla guida della nuova grande coalizione di sinistra. Tra i possibili candidati potrebbe esserci anche Filippo Andreatta, politologo vicino a Romano Prodi. Il dato certo è uno solo: la posizione di Elly Schlein sembra avere i giorni contati. La giovane paladina dem, svanito il famigerato effetto Schlein, è l’ennesima scoperta fallimentare di una sinistra in crisi di identità.
