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Canti, balli e sfilate. La Salis si smarca dalla sinistra "anti"

La sindaca sconfessa i compagni, esalta gli ospiti: "Ci insegnano il valore del noi"

Canti, balli e sfilate. La Salis si smarca dalla sinistra "anti"
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Sulla banchina del porto si è in un paese che non è più qui e non è ancora là. Sarà anche questa liberatoria sensazione di spaesamento che ieri mattina l'ha aiutata a prendere il largo dalla sinistra anti alpini durante la cerimonia per la partenza dell'Amerigo Vespucci, «l'ambasciata italiana galleggiante» salpata dal Porto Antico per «le Americhe». Ma in realtà aveva iniziato già prima. Postando sui suoi social ufficiali balli e canti e cicchetti con gli «invasori» mansueti di Genova. Una metamorfosi di cui ha lasciato tracce consapevoli su instagram, che per quelle della sua generazione è il vero posto in cui si esiste e si incide. Ma ieri mattina, di chiaro vestita, sorridente, sotto un sole tiepido che non affaticava niente, per qualche istante ha persino permesso che un cappello con la piuma nera le schiacciasse la chioma bionda. È stata una resa totale, felice e nemmeno troppo graduale quella della sindaca Silvia Salis verso gli alpini calati sulla sua città. Roba da far strabuzzare gli occhi al presidente

della Regione Marco Bucci, vero artefice dell'adunata organizzata ai tempi in cui il primo cittadino era lui. Fatto sta che Salis, partita al fianco delle femministe a suggerire fischietti e ostilità verso il «nemico» simbolo del patriarcato, ha finito con il ringraziare gli alpini per «tutto quello che stanno facendo per Genova». E parla addirittura di una sorta di gemellaggio perché la lega a loro un ricordo famigliare. «I miei genitori hanno gestito un campo di atletica Villa Gentile per vent'anni e nel 2001, ai tempi dell'altra adunata qui, io ero una ragazzina ma per i miei ha rappresentato una delle settimane più belle della loro vita».

Alle 18 cambia il tailleur ma non l'approccio. E in una delle più belle sale di Palazzo Ducale, piena come un uovo per la cerimonia ufficiale di benvenuto, Salis insiste: «In un tempo che spinge all'individualismo, gli Alpini ci insegnano il valore del noi, del camminare insieme, del prendersi cura gli uni degli altri, del sentirsi parte di qualcosa di più grande». E insomma sui soldati di montagna, sull'adunata, sull'iniziativa tutta, Salis ha sviluppato pensieri limpidi come buone campane. Altro che simboli tossici,

altro che divise desuete, altro che mezzi militari provocatori in tempi di guerra. È scoppiato l'idillio tra la prima cittadina e le penne nere e di conseguenza tra tutta Genova e gli stessi.

Silvia è grata, entusiasta, compresa nel ruolo di ospite, perfino un tantino commossa dalla rettitudine del Corpo con buona pace di Selvaggia Lucarelli che la giudica un avatar qualsiasi cosa faccia. Invece lei sa improvvisamente da che parte stare.

Mette a tacere i centri sociali, fa spallucce agli allarmismi infondati delle femministe, ricaccia indietro gli imbarazzi sulla Russia e sceglie gli alpini, portatori di valori, sacrificio e fatica silente. Strizzata tra le imponenti personalità del campo largo, sarà stato il sacrificio a farglieli sentire vicini. E l'adunata non è nemmeno ancora finita. Prevediamo un gesto di commiato che non saprà come esaurirsi.

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