Carissima banca: in Italia i costi più alti d'Europa

Per un conto si spende il doppio. Ma l'Abi: "Sono dati del 2009, ora siamo in linea"

Carissima banca: in Italia i costi più alti d'Europa

Il conto corrente è troppo caro? Cambiare banca è un'impresa che costringe a uno slalom tra moduli e code allo sportello? Niente paura! Ci ha pensato la Commissione Ue a «inventare» una proposta di direttiva riguardante tre ambiti: l'accesso a un conto di base, il trasferimento del conto e la comparabilità delle spese.

Proprio quest'ultima voce, infatti, vede l'Italia in cima alla classifica dei costi bancari. Secondo i dati dell'Ue, infatti, il costo medio del conto corrente sarebbe di 243,64 euro, oltre 50 euro in più dei secondo classificati, gli spagnoli e, più del doppio della media europea.

Prima di addentrarci nelle proposte del commissario al Mercato interno Michel Barnier, occorre comunque precisare che le cifre di Bruxelles si riferiscono al 2009 e sono state raccolte dalla società di consulenza Van Dijk. La più recente indagine di Bankitalia sui costi dei conti correnti, pubblicata lo scorso novembre e riferita all'anno 2011, indica che due anni fa il prezzo medio applicato a questo tipo di servizio è stato di 105,7 euro (109 euro nel 2010 e 113 euro nel 2011), in linea con il resto d'Europa. Circostanza ricordata anche dal direttore generale Abi, Giovanni Sabatini. In particolare, le spese fisse (canone, carta di credito e bancomat) sono diminuite del 7% a circa 60 euro, mentre quelli variabili sono leggermente aumentate a 27,7 euro per effetto del maggior numero di transazioni (l'uso del più vantaggioso canale Internet è ancora limitato). Il resto dei costi è dovuto alle commissioni sugli scoperti e sui finanziamenti.

Non si può, tuttavia, negare che il sistema manifesti disfunzioni. Dal sondaggio della Commissione Ue, infatti, risulta che gli italiani sono tra i più «confusi» quando si tratta di confrontare i costi applicati al loro conto corrente. Insomma, per loro è ancora molto complicato orientarsi, a differenza di tedeschi, britannici e olandesi.

E, visto che nell'Ue circa 58 milioni di consumatori non dispongono di un conto, Barnier ha deciso di intervenire. La direttiva, come detto, agisce su tre fronti. Il primo riguarda la predisposizione di un documento informativo «standard» che sintetizzi costi e commissioni. L'Ue, inoltre, intende istituire in ogni Stato almeno un sito internet di confronto indipendente dei costi per orientare meglio i consumatori. Queste, per l'Italia, non sono grandi novità, eccezion fatta per alcuni fogli informativi che assomigliano a papiri e sono scritti in caratteri molto piccoli.

La seconda proposta riguarda, invece, i tempi di trasferimento del conto, cioè la chiusura di quello vecchio e il trasferimento su un nuovo. Entro 15 giorni (30 giorni se la pratica coinvolge due diversi Paesi Ue) le pratiche dovranno essere concluse. Una iniziativa lodevole: in tempi di vacche magre come quelle attuali le banche anno di tutto per tenersi stretti fino all'ultimo minuto anche i clienti che intendono cambiare. In futuro, non sarà più così.

Ultimo ma non meno importante, la liberalizzazione dei servizi bancari. Ogni cittadino europeo potrà aprire un conto corrente di base (senza scoperto e linee di credito, ndr) in qualsiasi Stato dell'Unione indipendentemente dalla sua residenza.

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