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La carta segreta di Macron, occhio ai regime change e Trump: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: la guerra in Iran; il presidente francese spera ancora di poter creare un ombrello nucleare in Europa comandato da lui medesimo; Mastella vuol fare con Renzi la Margherita 2.0

La carta segreta di Macron, occhio ai regime change e Trump: quindi, oggi…

- Potrei sbagliarmi, ma credo che l’ipotesi di un regime change in Iran sia lontano da venire. Almeno per ora. Dopo aver decapitato il leader supremo e buona parte della sua truppa, se ci fosse stata davvero un'opposizione in grado di dare il via ad un golpe (presa della tv nazionale, assalto ai ministeri, guerriglia urbana) forse sarebbe già successo. È questione di opportunità. E mai come oggi gli oppositori degli ayatollah hanno l’occasione per provarci. Proprio perché la geopolitica è fatta di opportunità, Emmanuel Macron ha ben deciso di annunciare ora - nel mezzo del pandemonio iraniano - che la Francia intende aumentare la sua dotazione di armi nucleari. Mica pizza e fichi. La verità è che Emmanuel spera ancora di poter creare un ombrello nucleare in Europa comandato da lui medesimo, cioè da Parigi, per ridare alla Francia quel ruolo di grande potenza perso ormai da tempo. Ha una carta dalla sua, e sta cercando di usarla.

- Mastella dice che lui e Renzi hanno l’idea di fare la Margherita 2.0. Auguri.

- Il vero problema di questa guerra è il mercato petrolifero e del gas. Il Qatar ha chiuso la produzione del più grande impianto di GNL. Il mercato verrà sconvolto, a suo modo. Anche dalla chiusura dello stretto di Hormuz, o meglio dall’aumento dei costi assicurativi per le navi che hanno il coraggio di transitare da lì. Più dura la guerra, più saranno guai. Per fortuna l’inverno è quasi finito.

- Sappiate che i piloti tedeschi di Lufthansa hanno sospeso lo sciopero per garantire i voli di rimpatrio dei concittadini dalle zone di conflitto in Medio Oriente. I nostri invece volevano incrociare le braccia durante le Olimpiadi.

- Un signore è stato denunciato dai carabinieri a Rovigo per aver puntato un coltello alla gola. Il malvivente ha 80 anni. Hai capito l’arzillo vecchietto.

- Donald Trump non ha detto propriamente che manderà truppe in Iran. Ha detto che non può escluderlo. Tuttavia, non credo proprio che la cosa accadrà. Non può permetterselo politicamente e men che meno militarmente. Gli scarponi sul terreno arriveranno, semmai, solo in caso di una vera rivolta interna. Ma che, come dicevamo prima, è di là da venire.

- Non sono un fan delle operazioni militari per “ribaltare” i regimi che “massacrano il loro popolo”. Perché non ha quasi mai funzionato. Non ha funzionato in Afghanistan. Non ha funzionato con le primavere arabe. Non ha funzionato in Iraq. E non ha funzionato neppure in Iran quando l’Occidente chiuse gli occhi di fronte alla Rivoluzione islamista, abbandonò lo Scià e riportò su un volo francese l’ayatollah a Teheran per fargli prendere il potere. Però non ce la faccio a vedere i “pacifisti” che scendono in piazza contro “l’aggressione americana” all’Iran e si scordano di fare altrettanto per l’Ucraina. Oppure che condannano le bombe israeliane ma non la strage del 7 ottobre. La verità è che bisogna metterci una pietra sopra e capire che da quando esiste, il mondo non è mai stato “in pace”.

- Guardate bene quel cartellone mostrato allo stadio del Leeds, durante la partita col Manchester City. Informava i tifosi che il match era stato sospeso per permettere ai calciatori musulmani, in pieno Ramadan, di rifocillarsi subito dopo il tramonto. Sono piovuto fischi fa parte degli ultras, scatenando innumerevoli polemiche. 
Guardiola s’è detto indignato, perché bisogna “rispettare la religione e le diversità”. L’organizzazione antidiscriminazione Kick It Out ha affermato, indignata, che “c’è ancora molta strada da fare in termini di istruzione ed educazione”. 
Tutto vero. Tutto molto bello. Però. Però va anche fatto notare un dettaglio mica da nulla. Ovvero che non molti mesi fa, alla faccia del rispetto delle diversità, il calciatore Cody Gakpo è stato “ammonito” dalla Premier per aver mostrato la scritta “appartengo a Gesù”.

E solo un paio di anni fa, sempre il Manchester City, guidato dallo stesso Guardiola, non s’è fatto mica problemi a giocare una partita decisiva per il campionato (e per lo show) nel pieno della festa più importante per i cristiani, ovvero la Pasqua di resurrezione. Non c’erano diversità e religioni da rispettare, in quel caso?

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