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Il Cav agli ex An: «Non caccio nessuno ma il Pdl va rifatto»

Il faccia a faccia dura circa un'ora. E quando Giuseppe Scopelliti lascia lo studio di Palazzo Grazioli l'umore di Silvio Berlusconi non è certo dei migliori. Dopo Lazio e Campania, infatti, anche la Calabria potrebbe finire sulle prime pagine dei giornali. Questo, almeno è il timore del governatore calabrese che con il Cavaliere non avrebbe nascosto le sue perplessità. A rischio è soprattutto il Comune di Reggio Calabria che potrebbe essere commissariato dal ministro dell'Interno per infiltrazioni mafiose. Per Scopelliti, che è stato sindaco della città, e per il Pdl, sarebbe un altro duro colpo. Tanto che il governatore gioca all'attacco e, ospite di Omnibus su La7, non ci gira troppo intorno: «C'è in atto un'aggressione per abbattere Scopelliti in Calabria come si è fatto con la Polverini nel Lazio e come si sta provando con Formigoni in Lombardia». Perché il tentativo, spiega il governatore calabrese a Berlusconi, è quello di ottenere lo scioglimento dell'attuale giunta comunale ma poi attribuire a lui - che sindaco lo è stato fino al 2010 - tutte le responsabilità. «Una cosa ignobile», ripete. Ma il problema, ragiona Berlusconi, è il rischio di un vero e proprio «effetto domino».
Dopo la premessa di cui sopra, è ovvio che il Cavaliere si presenti alla riunione con i big del Pdl (il segretario Angelino Alfano, i coordinatori Denis Verdini e Ignazio La Russa, i capigruppo Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri e i loro vice Massimo Corsaro e Gaetano Quagliariello) non certo di buon umore. La riunione, peraltro, prende subito una brutta piega con le reciproche accuse sul Laziogate. Il Cavaliere - che sulla questione è non solo sensibile ma pure piuttosto irritabile - pare non la prenda troppo bene e invita tutti a «farla finita con le beghe e le guerre sotterranee». «Non voglio cacciare nessuno», ripete poi agli ex An che non sembrano troppo convinti dell'idea di spacchettare il Pdl. Anche se, aggiunge, bisogna rinnovare il partito e la sua classe dirigente. Concetto che, letto tra le righe, dice molte altre cose. Una in particolare: nelle liste - già ridimensionate visto che il Pdl non otterrà certo il risultato del 2008 - ci sarà poco, pochissimo spazio. Si salveranno i big, certo, ma - è il senso del messaggio - nessuno s'illuda di poter portare in Parlamento la propria truppa di riferimento.
I nodi, insomma, restano quelli di sempre. Anche perché, ripete Berlusconi, «il punto è capire con che legge elettorale si voterà». Ed è su questo, infatti, che gli ex An vorrebbero garanzie e chiedono si trovi un punto d'intesa con il Pd. Ma al momento sembra si sia ancora in alto mare, tanto che ieri tra Verdini e gli ex An ci sarebbe stata una certa tensione sull'ultima bozza di riforma elettorale: un Porcellum modificato. Ma a parlare, più dei racconti della riunione, sono le facce piuttosto sconsolate dei protagonisti che si trincerano dietro la versione ad uso e consumo dei giornalisti: «Si è parlato solo di legge elettorale». Non è vero, ovviamente.

E forse il succo del vertice è stato un Cavaliere che in maniera sempre più chiara accarezza l'idea di quel ritorno a Forza Italia che per primo teorizzò Galan. E che ieri non ha escluso un suo passo indietro a favore di un Montezemolo che avrebbe il sostegno anche dell'Udc.

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