Il Cav tenta Renzi: sì a doppio turno e presidenzialismo

La proposta di Berlusconi: riforme e election day a maggio con Europee e Politiche. Il timore per gli arresti domiciliari

Il Cav tenta Renzi: sì a doppio turno e presidenzialismo

«Ciao Matteo». È mezzanotte passata quando Silvio Berlusconi alza il telefono e chiama il neo segretario del Pd. «Volevo farti i complimenti, te la sei meritata questa vittoria. Sono sinceramente contento perché da oggi il Pd è a tutti gli effetti un partito socialdemocratico», è l'esordio del Cavaliere che è a cena in un ristorante del centro di Roma in compagnia della fidanzata Francesca Pascale, delle parlamentari azzurre Annagrazia Calabria e Michaela Biancofiore e di alcuni giovani dei Club Forza Silvio. Un Berlusconi che guarda con interesse alla vittoria di Matteo Renzi, perché – seppure consapevole del gap generazionale e di quanto abissale sia la differenza d'età – lo considera comunque un interlocutore più affidabile di quanto non siano stati i suoi predecessori alla guida del Pd, Guglielmo Epifani su tutti.
Scherza il Cavaliere. E dice a Renzi che alle prossime elezioni avrà la strada in discesa «solo perché io non posso candidarmi». «Non potrò correre e avrai campo aperto», la butta lì l'ex premier. Che poi si fa serio: «Matteo, al di là di ogni ironia sei stato bravo davvero. Ancora complimenti». Lo ripete più d'una volta Berlusconi e il sindaco di Firenze apprezza e ringrazia più d'una volta. D'altra parte, tra i due un canale aperto c'è da tempo, da quando nel dicembre del 2010 Renzi si presentò ad Arcore per ottenere dall'allora presidente del Consiglio uno stanziamento per la sua Firenze. Tra i due è nato un feeling reciproco, anche se il neosegretario del Pd sa bene che un abbraccio con il Cavaliere può essere rischiosissimo.
La rivoluzione ai vertici dei democratici, dunque, potrebbe favorire l'apertura di un canale di comunicazione con Berlusconi, in particolare sul fronte riforme. Il messaggio che l'ex premier recapita a Renzi è infatti chiarissimo: «Una nuova legge elettorale che preservi quel bipolarismo di cui io mi sento l'artefice e poi election day per votare insieme Europee e Politiche». Una proposta che il Cavaliere considera più che seria, tanto dal dirsi disponibile perfino al doppio turno. «So che penalizza il centrodestra, perché il nostro elettorato non torna a votare due volte – è il senso del suo ragionamento – ma pur di superare il Porcellum sono pronto a dire sì al doppio turno, purché sia accompagnato dall'elezione diretta del capo dello Stato».
Questa è la proposta che Berlusconi presenta al neosegretario del Pd Renzi. Che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, ora dovrà prendersi il suo tempo per ragionarci su. Non è un mistero, infatti, che il sindaco di Firenze non veda di cattivo occhio l'ipotesi di un voto anticipato che lo vedrebbe in pista in prima linea (mentre si dovesse aspettare il 2015 rischierebbe seriamente di logorarsi). Elezioni che comunque preoccupano il Cavaliere. Se i sondaggi sul Forza Italia sono infatti incoraggianti, quel che dà da pensare a Berlusconi è il fatto di non avere in mente un candidato premier da lanciare al suo posto. «Non vedo», questo confidava qualche giorno fa ad alcuni parlamentari, «il mio successore». Ragionamento fatto senza citare neanche per sbaglio la figlia Marina, perché – ha ripetuto mille volte – «voglio preservarla da quel che è capitato a me». Un passaggio, invece, lo riserva ad Angelino Alfano. «Solo fosse rimasto con noi ora avrebbe tutto lo spazio per lui, invece è andato così oltre che è difficile possa tornare indietro», dice con un pizzico di amarezza.
E di un successore potrebbe esserci bisogno soprattutto se – come teme il leader di Forza Italia – «faranno di tutto per impedirmi di parlare in campagna elettorale». Il Cavaliere si dice infatti certo che i magistrati non gli concederanno i servizi sociali. «Vedrete – ripete in privato da almeno una settimana – che mi daranno gli arresti domiciliari e mi imporranno tutte le restrizioni possibili. Non solo non mi faranno vedere nessuno ma mi impediranno persino di parlare in pubblico». E forse è anche per questo che ieri ha approfittato della giornata ad Arcore per partecipare a Milano all'incontro dei Cavalieri del lavoro della Lombardia.

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