Le reazioni politiche all’inchiesta sull’islamizzazione di Piacenza pubblicata da Il Giornale non si sono fatte attendere. Abbiamo ricostruito un quadro complesso che va dalla nuova presidenza dell’Ucoii ai legami tra il principale centro islamico cittadino e il Qatar, passando per i dati demografici, con circa il 9% della popolazione che si professa di fede musulmana, fino alle connessioni tra religione, politica e militanza sindacale, che fanno della provincia emiliana un vero e proprio laboratorio dell'islam organizzato.
Tra i primi a intervenire l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Stefano Cavedagna, che ha parlato di una situazione “inquietante”: “È inquietante quanto emerge dall’articolo pubblicato oggi da Il Giornale sull’islamizzazione di Piacenza. In Emilia-Romagna il legame a doppio filo tra sinistra e ambienti dell’estremismo islamico appare sempre più evidente, mentre le amministrazioni a guida PD scelgono il silenzio”. Cavedagna ha poi puntato il dito contro il centrosinistra regionale: “A Piacenza, come a Bologna e nelle città governate dal centrosinistra si moltiplicano spazi, concessioni e sostegni a moschee e iniziative pro-Pal, senza alcuna condanna verso soggetti che, secondo quanto riportato, sarebbero riconducibili ad Hannoun e dunque legati ai terroristi Hamas”. Intanto, sull'islamizzazione di Piacenza, sono emersi altri dettagli.
Nel mirino di FdI è finito anche il centro islamico di via Mascaretti, da anni oggetto di segnalazioni per problemi di agibilità e utilizzo: all’inizio del 2024 Giancarlo Tagliaferri, vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale ricordando che “già nel maggio 2018 un’ordinanza comunale definiva la non idoneità della struttura a ospitare funzioni religiose” e che “durante il mese di Ramadan la struttura continua ad accogliere fino a 300 persone in contemporanea, con problemi collegati all’urbanistica e alla sanità”. Una posizione ribadita dallo stesso Cavedagna: “Servono criteri stringenti e verifiche perché nell’abusivismo spuntano come funghi centri abusivi, quali quelli di via Barozzi a Bologna”.
Sul fronte politico è intervenuta anche la Lega con l’europarlamentare Anna Maria Cisint, che ha ampliato il perimetro dell’allarme sostenendo che “oggi Piacenza, prima ancora Bologna, rappresenta uno dei principali covi dei vertici dell’Ucoii, con i suoi centri islamici che sono vere e proprie enclave di potere ideologico e politico, oltre che religioso, dove emergono con chiarezza le idee radicali e i loro obiettivi incompatibili con la nostra democrazia”.
Secondo l'ex sindaco di Monfalcone, nella moschea di Piacenza “si sono organizzati convegni con Ong vicine ai Fratelli Musulmani e si promuovono iniziative pro-Pal in commistione con organizzazioni dell’estrema sinistra, a partire dall’Arci, che ormai sembra più un movimento islamista che un circolo culturale”, in un intreccio che coinvolgerebbe anche il mondo sindacale, con “una Cgil più interessata ai diritti degli imam radicali che a quelli dei lavoratori italiani”.
L’eurodeputata leghista richiama infine il tema dei finanziamenti esteri, sottolineando che “la moschea di Piacenza rientra tra quelle finanziate con milioni di euro provenienti dal Qatar, che esercita la propria influenza islamista in Europa proprio per tramite di Ucoii, foraggiando l’apertura di amplificatori del fondamentalismo e formando, fin dall’infanzia, le nuove generazioni di musulmani”, giovani che - conclude - verrebbero “educati allo scontro ideologico e pronti a condurre una ‘battaglia santa’ contro l’Occidente, usando proprio quegli strumenti che una certa sinistra ha messo loro in mano”.