Piacenza non è più soltanto una provincia emiliana, è un focolaio islamico. La città non è ancora alla ribalta ma è il luogo in cui Mohammed Hannoun, l'Usb e Potere al Popolo si sono incontrati a ottobre scorso. Per il Tempo quelle erano "prove tecniche" di un nuovo partito.
A Piacenza non a caso: da anni la cittadina emiliana è uno dei poli più strutturati dell'Islam organizzato in Italia. Lì risiede in maniera stabile Yassine Baradai, nuovo presidente dell'Ucoii, eletto da poco alla guida della principale organizzazione rappresentativa delle comunità islamiche. La sede nazionale resta a Roma ma il fatto che il vertice dell'Ucoii viva da tempo a Piacenza (da 14 anni) rafforza il peso politico e simbolico della città nel panorama islamico. Qui opera anche l'imam Yaseen Ben Thabit, figura centrale della comunità locale. Ben Thabit insegna presso l'istituto Bayan di Verona, centro di formazione per imam attivo in tutta Europa, finito negli anni sotto la lente di apparati di sicurezza stranieri, in particolare degli 007 francesi, per le sue prossimità all'area dei Fratelli musulmani. Yassine Baradai, per i tradizionali auguri per le festività con il vescovo piacentino, monsignor Adriano Cevolotto, si è presentato proprio con Yaseen Ben Thabit. E almeno in un caso, l'imam piacentino ha condiviso via social un intervento in Parlamento del leader di Europa Verde, Angelo Bonelli. Poi c'è il centro islamico cittadino, frequentato dallo stesso imam, che è stato inaugurato nel 2016 alla presenza di un esponente della famiglia reale del Qatar, Paese indicato come uno dei principali sponsor internazionali della Fratellanza musulmana.
La rete piacentina è ampia e sfiora la dimensione internazionale. Accanto ai luoghi di culto, in città, opera anche l'istituto Averroè. Le materie insegnate sono "fiqh, aqida, hadith, sira, tarikh, adab, akhlaq e ovviamente Corano". E la scuola è riservata ai bambini dai 7 ai 12 anni. È, ad oggi, l'unica esperienza strutturata di questo tipo in Italia. A guidarla è Francesca Bocca-Aldaqre, italiana convertita all'Islam e autrice del "Manifesto dell'Islam italiano", testo che rivendica la costruzione di un Islam radicato nel contesto nazionale. I musulmani puntano molto sulle abilità professionali e sulla crescita nella società delle cosiddette "seconde generazioni". Sono i numeri, infine, a spiegare la centralità di Piacenza: circa il 9% della popolazione è di fede musulmana. Una presenza che si riflette anche nel mondo del lavoro, dunque nel sindacato, soprattutto nell'emisfero dei Cobas. Uno dei nomi di spicco del sindacalismo piacentino è Mohamed Arafat, coordinatore di Sì Cobas. Protagonista del libro edito da Mimesis "Arafat va alla lotta", negli ultimi anni, insieme ad altri dirigenti dell'organizzazione che guida, è stato al centro di indagini della Procura di Piacenza per presunta associazione a delinquere legata a picchetti, blocchi merci e pratiche di lotta. Il Tribunale del Riesame ha respinto le richieste di misure cautelari, consentendogli di proseguire l'attività sindacale.
Sul piano politico-culturale, Arafat ha espresso posizioni po-Pal e sui social ha condiviso contenuti riconducibili a esponenti della sinistra radicale, tra cui video di Stefania Ascari (M5S) e Alessandro Di Battista. Un profilo che intreccia militanza sindacale, conflittualità giudiziaria e attivismo politico. L'incontro di ottobre scorso con Hannoun, quindi, si innesta in un terreno già consolidato: Piacenza.
È un laboratorio, dove esistono persino le "ronde islamiche" per redimere i "giovani fragili". Un luogo dove organizzazione, formazione e relazioni politico-sociali si saldano. Soprattutto in nome dell'islam. Mentre l'amministrazione guidata da Katia Tarasconi, dem, assiste inerme.