Leggi il settimanale

Cesare Battisti dal carcere: “Vorrei vedere mio figlio”. E scoppia la bufera. “Schiaffo alle vittime del terrorismo”

Nel giorno delle vittime del terrorismo, l’ex membro dei Proletari armati per il comunismo Cesare Battisti chiede permessi premio per vedere il figlio con problemi psicologici. Durissimo il commento dell’Osservatorio nazionale Anni di Piombo per la Verità Storica

Cesare Battisti dal carcere: “Vorrei vedere mio figlio”. E scoppia la bufera. “Schiaffo alle vittime del terrorismo”

Cesare Battisti vuole vedere suo figlio. L’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) , arrestato in Bolivia nel 2019 e detenuto nel carcere di Massa Carrara dal 2023, in una lettera inviata al quotidiano La Nazione, denuncia la negazione dei permessi premio e della semilibertà. E lo fa, quasi come segno di sfida, proprio il 9 maggio, giorno dedicato alle vittime del terrorismo.

“Mi trovo a scontare la condanna all’ergastolo in un carcere di media sicurezza, ossia da detenuto comune poiché non mi è applicabile l’articolo 41bis, il famigerato ostativo, né altre misure restrittive determinate dall’autorità giudiziaria”, scrive Battisti, ricordando di aver già scontato 17 anni e qualche mese, “ovvero, - spiega - da sette anni già sono dentro i termini per il legale accesso ai benefici penali previsti dall’ordinamento penitenziario. In pratica, dopo cinque anni d’isolamento differenziato nel carcere di Massa Carrara, Battisti si aspettava di avere “l’occasione per sbloccare gradualmente i benefici previsti”. L’ex terrorista ambisce ad avere “un primo permesso di necessità” per passare qualche ora in compagnia del figlio minore dato che “il ragazzo presenta problemi psicologici certificati” e, poi, "un successivo avanzamento graduale dei benefici”. Un traguardo interrotto dal parere negativo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).

“Era dicembre del 2025, quando il magistrato di sorveglianza prometteva in videoconferenza la concessione di un primo beneficio che mi avrebbe permesso di riabbracciare mio figlio in libertà”, ricorda Battisti che, poi, aggiunge: “Qualche ora appena, quel tanto da restituire a un ragazzo di dodici anni la speranza che non sarebbe stato impossibile, nemmeno per lui, potersi dire un giorno ‘ho un padre anch’io e oggi me lo porto a scuola come fanno tutti’. Siamo ormai ad aprile del 2026, mio figlio aspetta sempre una decisione del magistrato di sorveglianza”. Battisti, inoltre, chiede di non stare più in una cella condivisa perché "questo mi impedisce di esercitare la mia attività di scrittore, né qualsivoglia altra attività creativa o pedagogica, grazie alla quale potevo interagire con istanze culturali che intervengono all’interno del sistema penitenziario".

Durissimo il commento dell’Osservatorio nazionale Anni di Piombo per la Verità Storica: “Il 9 maggio, Giornata nazionale dedicata alle vittime del terrorismo, - si legge nel comunicato - non è un’occasione per il teatro delle lettere carcerarie o per la petizione di pietà di chi ha scelto di versare sangue innocente. Cesare Battisti, pluriomicida condannato in via definitiva, non può trasformare il suo carcere in un pulpito da cui infangare la memoria di chi ha pagato con la vita gli anni di piombo”.

Secondo questo Osservatorio, “il tentativo di ridurre la propria responsabilità a ‘errore giovanile’, ‘nuvola che è passata’ o ‘vita arrivata’ è un affronto diretto alle vittime e alle loro famiglie, una negazione della storia e della giustizia”. E ancora: “Le vittime del terrorismo non sono un capitolo sbiadito di un manuale scolastico, ma donne e uomini fatti fuori, padri, figli, lavoratori, cittadini, che ancora oggi hanno nomi, volti e famiglie che chiedono rispetto, non retorica”. Insomma, non si può spostare il dibattito sul presunto ‘dramma personale’ di un terrorista nel giorno in cui si commemora la memoria di chi è stato assassinato”. “Allo stesso modo, non possiamo accettare che il silenzio assordante dei suoi “colleghi” terroristi pluriomicidi, da sempre latitanti o protetti da una certa geopolitica, venga spazzato sotto il tappeto”, si legge ancora nel comunicato in cui si sottolinea che “la dottrina Mitterrand, come qualunque altra formula di complicità selettiva, non cancella la colpa di chi ha ucciso e ha scelto di sfuggire per decenni alla giustizia”. L’Osservatorio nazionale Anni di piombo per la Verità Storica “considera inaccettabile ogni tentativo di relativizzare o ridurre a ‘vecchia storia’ gli anni di violenza politica” perché “la verità storica non è un favore ai condannati, ma un diritto alle vittime”. E ancora: “Non è una questione di parte, ma di coscienza civile collettiva. Non è nostalgia, ma prevenzione: se non si chiama ‘terrorismo’ il terrorismo, e si giustifica il fuoco con il fuoco, si prepareranno nuovi altri anni di piombo”. La richiesta, dunque, è quella “di non cadere nella trappola di far emergere il ‘lato umano’ dei pluriomicidi, mentre si marginalizza la voce delle vittime”. Ma non solo. “La memoria delle vittime non è un optional, è il fondamento della nostra democrazia. Se oggi si usa la memoria del 9 maggio per aprire spazi di consonanza con chi ha scelto la strada delle armi e del sangue, si sta già costruendo il terreno per nuove derive di violenza”, si legge ancora nella nota dell'Osservatorio nazionale Anni di piombo per la Verità Storica, presieduto da Potito Perruggini Ciotte che “resta saldamente schierato dalla parte delle vittime, della giustizia e della verità storica”.

E infine: Non dialogheremo né con l’apologia del terrorismo, né con le mistificazioni che lo rendono ‘comprensibile’ o ‘mitigabile’. La memoria è un un pilastro su cui si regge il presente e si costruisce il futuro”.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica