Le ordinanze servono alla giunta per proteggersi dai ricorsi, faremo più controlli All’indomani delle parole del sindaco sulle movida - «Credo che le ordinanze servano fino a un certo punto. L’equilibrio tra le esigenze al divertimento di una città giovane e il riposo dei residenti è difficilissimo. Le ordinanze vanno fatte anche a livello di tutela dal punto di vista civile e penale del Comune, perché se non fai un’ordinanza e non regolamenti sono più facili i ricorsi» - si è scatenata una tempesta di commenti contro Sala. «Non vediamo l’ora che se ne vada» la conclusione dei cittadini.
«C’è sempre questo atteggiamento di incapacità ad affrontare la stessa situazione che si ripete da anni commenta amara Gabriella Valassina, storica rappresentante del comitato I Navigli - ma finché non ci sarà la volontà di affrontare il tema in maniera seria e complessiva e soprattutto di offrire delle alternative culturali ai giovani anche per la sera, come delle biblioteche rionali aperte di sera e saremo sempre allo stesso punto».
«Il sindaco non alza ancora bandiera bianca ma poco ci manca - si legge nel post del Comitato del Lazzaretto -. Sono passati cinque mesi dalla sentenza che ha condannato il Comune a risarcire con 250mila euro i 34 residenti del quartiere per i danni da malamovida e tra un mesetto (anche meno) ricomincia la stagione calda ma dalle sue parole si intuisce che cambierà poco o nulla».
Risale a dicembre la sentenza della causa vinta dal Comitato del Lazzaretto contro il Comune «in nome della tutela dei loro diritti fondamentali alla salute e alla proprietà privata, lesi dalle immissioni sonore provocate nel quartiere in cui risiedono» che impone al sindaco di mettere un freno alle emissioni rumorose e moleste nel quartiere e lo condanna a risarcire i residenti per i danni subiti dal 2016 a oggi. Ma ancora non è stato fatto nulla e sembra che ormai sia già tardi. E dire che proprio due giorni fa il sindaco sottolineava la differenza tra i ricorsi promossi dai cittadini e quelli dei consiglieri della stessa sua maggioranza accusata di essere «incapace di portare avanti il dibattito democratico nelle sedi opportune». Qui siamo alla disperazione.
Peccato che ora pioverà sulla testa del sindaco un’altra sentenza, probabilmente dello stesso tenore di quella del dicembre 2025, a seguito della causa intentata da 35 residenti del Naviglio Grande e vie limitrofe, sulla falsariga di quella promossa dai Comitato Lazzaretto. È facile immaginare che gli esiti non saranno molto diversi.
Così i cittadini riuniti nel l’Associazione Pro Arco della Pace, consapevoli dell’inutilità delle ordinanze urgenti e contingenti «che sono vuote, fatte solo per apparenza», aspettano alla finestra per vedere se il sindaco entro un mese eseguirà ciò che la giustizia gli impone ovvero fare tutto ciò che è nelle sue facoltà per far cessare i rumori molesti da movida al Lazzaretto, o meglio «mettere mano a una riorganizzazione complessiva del problema della movida - sostiene Franco Spirito -. Se non dovesse farlo allora rischia una denuncia penale per omissione di atti di ufficio».
Sono esasperati i cittadini delle zone ostaggio della Milano da bere, che si preparano a un’altra estate di passione, come lasciano presagire anche le parole dell’assessore alla Protezione civile Marco Granelli: «Non possiamo pensare che tutti vadano a letto alle 22, perché non è questa l’idea di città che abbiamo in mente».
Un’altra dimostrazione: l’autorizzazione del Comune al «Botellon» di questa sera in piazza Leonardo da Vinci, evento organizzato da realtà che già lo scorso anno non avevano rispettato i divieti imposti.
Ma tra inchieste, l’ultima delle quali sugli extra costi dell’Arena Santa Giulia, problemi legali con la movida, moschee abusive, i partiti della maggioranza, chiamati a incontrare il sindaco il 15 maggio per trovare una linea comune di governo senza troppe tensioni per l’ultimo anno di mandato, di cosa si preoccupano?
Di «offrire a Milano
l’opportunità di essere un «ponte per la riconciliazione fra i popoli», ospitando una «Conferenza Internazionale dei Sindaci per la Pace» come recita l’ordine del giorno depositato ieri in consiglio da Pd, Verdi, Civici e Riformisti.