Leggi il settimanale

Conte riparte dalle 100 piazze di Nova ma elimina il simbolo dei Cinque stelle

Per Giuseppe Conte le iniziative, in tutta Italia, per far scrivere il programma del campo largo ai «cittadini» diventano un modo per rivendicare l’alterità dei Cinque Stelle rispetto al Pd

Conte riparte dalle 100 piazze di Nova ma elimina il simbolo dei Cinque stelle
00:00 00:00

Se lei si divide tra Barack Obama e Bernie Sanders e sembra più fredda sulle primarie, lui scende dal palco, toglie il simbolo del M5s a «Nova» e prova ad allargare la sua base, sperando nella sfida dei gazebo. E, così, per Giuseppe Conte le iniziative, in tutta Italia, per far scrivere il programma del campo largo ai «cittadini» diventano un modo per rivendicare l’alterità dei Cinque Stelle rispetto al Pd. Anche a quello a trazione Elly Schlein. Con uno spettro, che si aggira minaccioso tra i conciliaboli dei pentastellati: il «sabotaggio» delle primarie da parte dei soliti «vecchi volponi» dem. «Proveranno a fregarci fino all’ultimo», è il ritornello dei post-grillini, nei capannelli del Transatlantico. Tra la paura per lo «schema del centrodestra», che vuol dire che guida la coalizione il leader del primo partito, e le insidie per le manovre dei saggi alla ricerca di un federatore, Conte riparte da cento piazze in tutta Italia. Senza logo dei Cinque Stelle, appunto. E con un format che mira a svecchiare la partecipazione del grillismo delle origini. Come nella Torino di Chiara Appendino, dove accanto ai tavoli per il programma ci sono pizzette, caffè e perfino un dj set serale. Tra «techno-civismo», che a qualcuno - tra serio e faceto - ricorda la performance comunicativa di Silvia Salis a Genova nell’evento con la dj Charlotte de Witte e radicalismo contro il riarmo, l’ex premier sa che si gioca il tutto per tutto per il ritorno a Palazzo Chigi.

Perciò non chiude del tutto alla presenza di una gamba centrista nel fronte progressista, ma la macchina la vuole guidare lui. A partire dal no alle armi, dettando la linea sulla politica internazionale. «Chi a livello internazionale vuole costruire con noi orizzonti di pace e sicurezza, nella linea che è stata tracciata, che noi ribadiamo da tempo, da ultimo da Papa Leone, che dice guardate che il riarmo garantirà più incertezza e insicurezza e favorirà le élite e non garantirà nessuna sicurezza e nessuna migliore qualità di vita alla alle popolazioni, chi con noi condivide questi obiettivi è benvenuto», è la premessa, che poi si sostanzia subito dopo in una sorta di prendere o lasciare. «Chi a livello internazionale vuole costruire con noi orizzonti di pace e sicurezza, nella linea che è stata tracciata, che noi ribadiamo da tempo, da ultimo da Papa Leone, che dice guardate che il riarmo garantirà più incertezza e insicurezza e favorirà le élite, è il benvenuto», precisa infatti Conte, provando a dettare condizioni agli alleati sulla politica estera. Quindi i dubbi sull’ «affidabilità» dei possibili partner riformisti, in quella che sembra una frecciata diretta al rivale Matteo Renzi, pur senza nominarlo: «C'è anche un problema di vedere che cosa si costruisce al centro, che consistenza avrà, di che affidabilità sono gli interlocutori». Poi annuncia barricate contro lo «scostamento per gli armamenti». «Saremo durissimi», assicura, parlando dall’evento di Roma, in mezzo ai partecipanti, in una scenografia che non prevede un palco, alla presenza di diversi parlamentari ed ex, tra cui la sua vice Paola Taverna, pronta a tornare in Parlamento al prossimo giro. Presente anche l’ex sindaca della Capitale Virginia Raggi, tra i più scettici sull’alleanza con i dem, che sottolinea come con «il confronto orizzontale» di Nova, «si stiano recuperando le radici importanti» del M5s.

Rivendicare la diversità dai riti di partito del Pd, allargare la potenziale base elettorale in vista della sfida per la leadership del centrosinistra. Sono questi gli obiettivi di Conte, sicuro di giocarsela ai gazebo.

Proprio per questo motivo, tra i Cinque Stelle, non si può fare a meno di notare che Schlein parla sempre meno di primarie. E, si riflette tra i parlamentari M5s, «una legge elettorale con l’indicazione del candidato premier, come quella proposta dal centrodestra, alla fine ci converrebbe, perché obbligherebbe il Pd a fare le primarie».

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica