Presso la Fondazione Feltrinelli si tiene l'evento de “Il Giornale” e “Moneta” intitolato “Ferrovie, ponti e strade: oltre i confini”. Il panel “Il corridoio dei sogni mediterranei”, moderato da Andrea Ruggieri, affronta il tema della Tav e del “Corridoio Mediterraneo”, non come semplici strumenti di collegamento, ma come una scelta strategica per il posizionamento dell'Italia nel mondo. Collegano i porti ai mercati, Lisbona a Kiev, l’Italia all'Europa: queste infrastrutture rappresentano l'idea di Continente che sia uno spazio reale di scambio e non solo un concetto burocratico. Decidere di investire nell'alta velocità significa scegliere di stare al centro dei flussi globali, superando le polemiche nate dalla paura del cambiamento per abbracciare una modernità necessaria. Senza queste reti il rischio è l'immobilità, una condizione che in geopolitica equivale a una sconfitta definitiva mentre il resto del mondo accelera.
Di questa visione e delle implicazioni tecniche e operative discutono Simone Gorini, direttore Operations AV Trenitalia e Maurizio Crispino, professore ordinario di Strade, Ferrovie e Aeroporti al Politecnico di Milano.
“Il Frecciarossa è un modello e il mercato dell’Av non è più italiano ma europeo: in quest’ottica ci si muove in relazione con gli altri Paesi. Il servizio della connessione tra Milano e Parigi ne è un esempio: un prodotto di successo. Nel 2022 più di 600mila passeggeri ed è un servizio che va a connettere grandi centri abitati, un futuro sempre più presente. Stiamo lavorando sulla connessione con la Germania in collaborazione con Db e da metà 2027 l’obiettivo è collegare l’Italia con Monaco di Baviera prima e con Berlino poi, anche da Roma e Napoli”, ha spiegato Gorini. Oggi “si parla di Av anche sul migliaio di km, che compete con il trasporto aereo”. L’idea che “dobbiamo comunicare meglio sono i benefici su tutti i lavori che si stanno facendo sulla rete, che in questa fase possono creare qualche disagio
“Il Corridoio Mediterraneo parte da Gibilterra e arriva a Kiev: circa 3mila km di lunghezza, una fascia importante costituita da nodi e punti locali: aeroporti, stazioni, porti, interporti, interconnessi da infrastrutture, anche fluviali. Il Corridoio Mediterraneo interessa il 18% della popolazione europea, quindi un 100 milioni di persone e il 17% del Pil europeo. Oltre il 50% delle merci attraversa almeno una frontiera del corridoio, il 10-15% almeno due. Il Corridoio Mediterraneo interseca 7 dei 9 corridoi europei. Dal punto di vista ambientale sono queste scelte ad avere come obiettivo il miglioramento”, ha spiegato Crispino, che ha aggiunto che il Corridoio si inserisce in un sistema di “abbattimento dei gas serra che arrivano dal settore trasporti, che valgono il 25% dei gas serra totale e quindi di ridurre del 50% entro il 2050 quel 25% di produzione europea”. La resistenza alle infrastrutture, ha spiegato, deriva anche dalle “cantierizzazioni” che preoccupano.
“Questa diffidenza possiamo superarla: le cantierizzazioni dei Duemila sono iper controllate e danno motivo di ottimismo. E poi pensare che alla fine ci sarà un beneficio, che quell’ostacolo che sembra insormontabile poi finirà riusciamo a rasserenarci perché tutto questo avrà una valenza ambientale”.