Così il razzismo "al contrario" arriva sul banco degli imputati

Boliviana contro bergamasco: "Italiani presuntuosi". Il giudice condanna entrambi, ma per la donna c'è l'aggravante della discriminazione

Così il razzismo "al contrario" arriva sul banco degli imputati

Non era previsto il buu all'italiano. Ora è ufficiale, per firma del piemme di Bergamo Fabrizio Gaverini nei confronti di una donna boliviana che, due anni fa, era il settembre del duemila e undici, così si era rivolta a un medico bergamasco: «Voi italiani siete tutti presuntuosi e ignoranti». Secondo il giudice di cui sopra, trattasi «di aggravante della discriminazione e dell'odio etnico-nazionale».
In verità la vicenda, che aveva come teatro lo studio del medico, non si era risolta verbalmente ma aveva avuto un secondo tempo con supplementari, quando la signora boliviana aveva colto al volo il medico mentre lo stesso circolava in bicicletta per le vie di Osio Sopra e ne aveva approfittato per ricoprirlo di insulti. Il professionista ha mollato il velocipede è andato veloce di mani e, dunque, la rissa ha portato alla causa in tribunale.
Il pubblico ministero ha preso due piccioni con una fava, nel senso che ha accusato entrambi di percosse e tentata violenza privata ed essendo l'uomo dotato di forza, per lui pure le lesioni aggravate. La boliviana infatti ha riportato un trauma cranico non commotivo, insomma una botta pesante alla testa, e trauma distorsivo alla rachide cervicale con prognosi superiore ai quaranta giorni. Totale: italiano violento, boliviana razzista.
Notizia buffa e di margine ma che arriva come post scriptum ridicolo alla decisione, demagogica e di bassa comunicazione, adottata dall'Unione Europea delle Federazioni calcistiche, l'Uefa di Michel Platini, che scende in campo con leggi severissime contro gli ululati ai ragazzi di colore.

Nel caso bergamasco in verità il medico risulta di evidente carnagione bianca ma l'offesa, si fa per dire e per ridere, della boliviana è stata ritenuta pari a quella che si rivolge a un nero. Resta da stabilire, nel gioco del calcio, se urlare a un atleta «francese di merda» o a un altro «napoletano puzzolente» non abbia la stessa valenza, dunque la stessa sentenza, dei buuu a Balotelli&company. Il problema del razzismo, che è serissimo, rischia di diventare una barzelletta, per colpa dei sepolcri imbiancati dell'Uefa e del tribunale di Bergamo. Ieri si è espresso in merito il capo dello Stato. Giorgio Napolitano ha ricevuto le delegazioni di Roma e Lazio che giocheranno domani la finale di coppa Italia, in un clima tra il goliardico e il canaro: «Il razzismo- ha detto il presidente della Repubblica- è il segno del degrado del costume civile. La faziosità becera va spazzata via dagli stadi come in politica». Riassunto: il daspo riguarda gli ultras delle curve ma anche quelli delle due camere. Vediamo chi, per primo, prende la scopa e incomincia a spazzare.

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