Costeranno in media 1.390 euro a famiglia: nel 2012 entrate per 35 miliardi

Costeranno in media 1.390 euro a famiglia: nel 2012 entrate per 35 miliardi

RomaPalazzo Chigi sta studiando l’ipotesi di cambiare la pelle dell’Imu sulla prima casa. Ma allo stesso tempo il governo tiene a precisare che la coperta è corta, i soldi vanno recuperati da un’altra parte, e i conti devono tornare. Fuori dai denti il messaggio è: se modifichiamo l’Imu e i Comuni decidessero di alleggerire il carico fiscale dopo il 2013, sarà chi viene dopo di noi a gestire la grana di dover reperire le risorse mancanti dal gettito mancante. E all’orizzonte ci sarebbe la patrimoniale.
Così, mentre si discute di teorie e di mere ipotesi, la Cgia di Mestre sforna uno studio che fa impressione: negli ultimi dieci anni le tasse locali sono aumentate del 86,4%. Nel 2012 il gettito delle principali tasse locali in capo alle famiglie italiane sfiorerà i 35 miliardi di euro. Tre i tipi di imposta prese in esame: l’addizionale regionale Irpef, l’addizionale comunale Irpef e, appunto, l’Ici/Imu. Proprio a causa di quest’ultima tassa sul mattone, su ciascuna famiglia italiana peserà un carico fiscale locale aggiuntivo medio pari a 575 euro, che alzerà la quota totale sino a toccare un valore medio di 1.390 euro. Non solo. Il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, dice che le cose andranno ancora peggio. «Va sottolineato - spiega - che i risultati sono sottostimati, visto che nel conteggio abbiamo mantenuto il gettito dell’addizionale comunale Irpef pari a quello incassato l’anno scorso. Ma non sarà così, visto che per il 2012 molti sindaci hanno deciso di rivederne all’insù l’aliquota».
Insomma, le pressioni sul premier affinché riveda il carico fiscale eccessivo, ha fatto sì che anche il tema Imu venisse affrontato. L’esecutivo, sebbene soltanto sotto forma di ipotesi, sarebbe disposto a ragionare su una sorta di «sconto facoltativo». Questa la tesi allo studio del sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani: destinare la quota erariale dell’imposta sulla casa nel Fondo sperimentale di riequilibrio. Oppure, lasciare che siano i Comuni a decidere se lasciare o meno il balzello sulla prima casa. Attenzione, però. Siccome l’Imu sulla prima casa vale circa 3,4 miliardi di euro, qualora si decidesse di non applicarla, per lo Stato si aprirebbe un buco da riempire con altre risorse. Quali?
Qualche dato: l’Imu si distingue in due componenti: una comunale e una erariale. L’Imu erariale ammonta a 8,9 miliardi di euro, l’Imu comunale è di circa 12,2. Il gettito complessivo è quindi di 21,1 miliardi di euro, di cui circa 7 miliardi vanno nel fondo di riequilibrio. L’associazione che riunisce i Comuni italiani spinge perché non soltanto il gettito ma anche la decisione di tassare o meno gli immobili resti nelle facoltà dei Comuni. Il presidente dell’Anci Graziano Delrio (nel tondo) spiega: «Dei 21 miliardi di gettito gran parte vanno allo Stato, anche sotto forma di tagli ai trasferimenti. Il risultato – dice Delrio – è che se l’anno scorso la vecchia Ici ha portato nelle casse dei Comuni 9,2 miliardi, quest’anno perderemo il 27% di quella cifra, al netto di tagli e quota statale dell’Imu».
In ogni caso l’apertura del governo riguarderebbe soltanto gli anni a venire dopo il 2013. E per quella data saranno (forse) altri a dover affrontare la questione. Il messaggio dell’esecutivo è il seguente: «Siamo stati chiamati a mettere a posto i conti e lo stiamo facendo. Dopo di noi le regole potranno cambiare ma andrà garantito il pareggio di bilancio. Se i nostri eredi crederanno opportuno introdurre una patrimoniale per coprire il mancato gettito della tassa sulla prima casa, beh... facciano pure».

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