D'Alema: "Silvio ai servizi? Solo perché è ricco e potente"

L'esponente Pd contro i giudici: "I cittadini meno fortunati vanno in galera per reati minori di quelli commessi da Berlusconi". Forza Italia: "Comportamento barbaro e vigliacco"

D'Alema: "Silvio ai servizi? Solo perché è ricco e potente"

A Silvio Berlusconi sono stati dati i servizi sociali. Il leader di Forza Italia potrà quindi continuare a far parte della vita politica del Paese, seppur con molte limitazioni. Ma c'è chi preferiva vedere l'ex premier in galera. Uno su tutti Massimo D'Alema.

"Sono rispettoso delle sentenze dei magistrati. Berlusconi ha avuto una certa attenzione per il suo ruolo politico e pubblico... Viene da pensare che cittadini meno fortunati, meno ricchi e potenti, per reati minori possono andare direttamente in prigione", ha detto l'esponente Pd a Porta a Porta parlando di "giustizia a velocità variabile". Poi, parlando delle riforme, attacca: "Il presidente Berlusconi non deve voler imporre attraverso incontri privati il suo punto di vista. Ora che lui pesa meno, il Paese potrà finalmente fare le riforme".

Parole che non sono piaciute a Luca D'Alessandro: "Sarebbe il caso che D’Alema, invece di fare una bassa e stantia propaganda antiberlusconiana, si preoccupasse delle decine di soggetti effettivamente pericolosi e in grado di commettere gravi reati che vengono regolarmente e drammaticamente scarcerati a più riprese senza un fondato motivo", ha detto il deputato FI e segretario della commissione Giustizia alla Camera, "Scoprirebbe con sorpresa che l’affidamento in prova è previsto dalla legge per tutti coloro che hanno avuto condanne di lieve entità, come dimostrano le circa cinquanta richieste discusse dal Tribunale di sorveglianza di Milano lo stesso giorno dell’udienza di Berlusconi. E come dimostrano anche i dati forniti dal Sappe, non da un giornale di proprietà di Berlusconi, che parla di oltre 11mila persone affidate in prova e di un totale di oltre 31mila italiani che scontano la pena fuori dalle mura carcerarie. Tutti potenti?".

"Come mai D’Alema non cita la persecuzione giudiziaria di cui è vittima il Cav da 20 anni? L’anti-berlusconismo non è mai morto", aggiunge Daniela Santanchè, mentre Osvaldo Napoli commenta: "Le dichiarazioni di Massimo D’Alema hanno il pregio dell’autocommento. Il cinismo e il rancore dell’uomo sono noti, molti ne hanno fatto le spese e qualche prezzo lo ha pagato lui stesso. Prendersela con la magistratura perchè non ha portato a compimento il suo disegno di distruzione del presidente Berlusconi fermandosi un attimo prima è un comportamento barbaro e vigliacco. Berlusconi ha subito un processo che in una democrazia normale non sarebbe neppure mai nato. È stato condannato per ragioni farlocche e inesistenti, è stato fatto decadere dal Senato ma, ecco il disappunto di D’Alema, non è finito in carcere. Quest’uomo aspira a diventare commissario europeo. Magari anche commissario alla Giustizia ... D’Alema ha coltivato odio dall’alto di una supponenza intellettuale mal riposta e dà voce ancora oggi a quell’Italia dell’odio che tanti guasti ha provocato. Per fortuna dell’Italia e della democrazia la sua voce è soltanto un’eco del tempo che è stato".

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