Dalle pensioni al certificato: lo Stato si accanisce sui giovani

Con la scusa dei "diritti acquisiti" si demandano sforzi e sacrifici agli ultimi arrivati

Dalle pensioni al certificato: lo Stato si accanisce sui giovani

Da oggi vedremo i tribunali ingorgarsi di aspiranti baby sitter, pediatri, infermieri e maestre e istruttrici di nuoto. Chi credesse che sia l'effetto della recente legge che impone a chi lavora con i bambini di fornire un certificato di «non pedofilia», si corregga: quella sfilata di mestieri in realtà è una metafora. Il simbolo pittoresco di uno Stato papà che manda in Procura i suoi figli, che li processa sistematicamente. E sempre li giudica colpevoli di giovinezza. Un'esagerazione? Ecco i fatti.
Sabato scorso a tarda ora il ministero di Giustizia si è affannato a precisare il senso della norma anti pedofilia giustificata col solito ritornello che «ce lo impone l'Europa», ma in realtà liberamente ispirata alla direttiva Ue. Dopo aver impiegato tre anni a recapitare la direttiva di Bruxelles agli italiani, gli hanno dato solo 15 giorni di tempo per metterla in pratica: il legislatore italiano è il postino più imbranato e dispotico che si conosca. Dapprima alla denuncia del Giornale era seguito un imbarazzato silenzio che ha sparso il panico soprattuto nelle scuole, che rischiavano di pagare multe da 10-15.000 euro per non aver chiesto un certificato che non esiste (e molti presidi, mi raccontano avevano dato ordine di ignorare la scadenza di oggi, fissata dal governo, come si fa con un parente stolido o con i matti che annunciano per strada il giudizio universale). In extremis è arrivata la resa, mascherata da «precisazione» del ministero: dovranno procurarsi la cartusciella «soltanto i neo assunti». Il rischio pedofilia, dunque, per il governo è solo questione di anzianità aziendale. La realtà è che all'errore clamoroso è seguita una «pecetta» incollata al volo in un momento di difficoltà. E nei momenti duri i nostri politici sono sempre propensi a percorrere strade note. A molti, infatti, la dicitura «solo per i nuovi assunti» suonerà familiare: è la formula di comodo con cui, negli anni della crisi, tante riforme indispensabili ma crudeli, vedi i tagli alle pensioni, o inutili e idiote come il certificato anti pedofilia sono state demandate ai giovani e agli ultimi arrivati. Quelli che non possono brandire il solito scudo dei diritti acquisiti.

E che coincidenza, anche i tagli alle pensioni valgono solo per i «nuovi pensionati», da una certa data in poi. Quando hanno provato a toccare i vecchi, ricchi, assegni di anziani professori e magistrati, è intervenuta la Corte costituzionale, cioè un consesso di anziani professori e magistrati, a dire che non si poteva, che erano «diritti acquisiti». Non risulta invece che i giudici costituzionali abbiano obiettato nulla sul fatto che ai giovani co.co.co e affini si sottragga il 27% del reddito, e presto sarà il 33%, come contributi per una pensione che non avranno. Col risultato che il fondo pensione dei precari è in attivo di 8 miliardi, proprio lo stesso importo del rosso del fondo pensioni degli statali. Un'altra coincidenza. Così come è un caso che alla fine dell'eterno dibattito sull'articolo 18, invece di rendere più ragionevolmente flessibile il mercato del lavoro di chi il lavoro già ce l'ha, si preferisca applicare la flessibilità a chi non ce l'ha. Ai soliti giovani, insomma. Perfino i tagli ai costi della politica sono passati con la clausola che si applichino solo ai futuri politici. E poi l'alcol alla guida. Il divieto di guidare alticci vale per tutti, ma la punizione è più severa per gli under 21. E qui è emerso un retroscena illuminante: la Società italiana alcologia aveva proposto alla commissione del Senato che ha approvato le sanzioni maggiorate per neo patentati, di estendere le disposizioni sull'alcol zero ai guidatori over 65, nella convinzione che «se si accetta il criterio di una maggiore vulnerabilità giovanile agli effetti di quantità pur moderate di alcol e di conseguenza si scelga di adottare il limite zero sino ai 21 anni, è allora indispensabile adottare tale livello anche al di sopra dei 65 anni di età, età in cui si riduce drasticamente la capacità di metabolizzare l'alcol».

I dati dell'Istituto superiore di sanità oltretutto confermano: i «bevitori assidui» sono soprattutto i giovani e gli over 65, ma se per i primi il rischio sbronza riguarda un ragazzo su quattro e una ragazza su sette, per i nonni si sale a uno su due. La scelta ragionevole sarebbe stata dunque di dar retta alla scienza, ma la commissione ha preferito la fantascienza: castighi di allucinante durezza (multe di migliaia di euro, sequestro dell'auto e della patente) solo per i giovani. Alla salute della venerata, e veneranda, Corte costituzionale. La verità è che non ce la possiamo sempre e solo prendere con i politici, perché è evidente che una così larga e sistematica applicazione di un vecchio modo di dire, «essere giovani è un difetto solo per gli anziani», può realizzarsi solo se un'intera generazione, quella coi capelli grigi, si coalizza silenziosa per proseguire i vecchi stravizi a spese della nuova. A vederle tutte in fila queste norme anti corruzione, anti casta, anti pedofilia, anti alcol che si applicano solo ai «neo», fanno pensare al disegno di plasmare una nuova, futura Italia dritta lasciando a godersela, storta com'è, quella vecchia. Quella dei nonni che incassano la baby pensione indebitando i nipoti. Quella che si fa scudo del diritto (acquisito) per negare agli eredi i diritti. Ragazzi, forse davvero vi conviene emigrare. Perché al momento, il compito di cancellare questa ingiustizia sarebbe affidato a noi, la generazione di mezzo, quella che si affaccia solo ora, ingolosita, al potere, dopo aver tanto criticato l'egoismo della precedente: i tanto celebrati e invocati quarantenni. Che però, alla prima prova, non hanno trovato di meglio che inventare un certificato di non pedofilia per soli giovani. Auguri.

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