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Il delirio di Lady Gucci: “Anche io aspetto i soldi

La compagna di Aboukabar Soumahoro ora veste i panni della vittima del processo mediatico e parla di atteggiamento diffamatorio "al limite dello stalking"

Il delirio di Lady Gucci: “Anche io aspetto i soldi”

Dopo settimane di silenzio, Liliane Murekatete, compagna di Aboukabar Soumahoro, deciso di parlare con una lunga intervista concessa all'agenzia Adnkronos nella quale smentisce qualunque accusa nel giorno in cui il ministro Adolfo Urso ha annunciato la liquidazione della cooperativa Karibu. Le accuse sulla gestione delle coop Aid e Karibou sono numerose e oltre all'aspetto giudiziario c'è quello politico. Il deputato, infatti, non è indagato per la gestione delle coop ma è evidente che quanto è emerso in relazione alla sua famiglia sia una macchia su una carriera politica basata sulle dichiarazioni in favore dei braccianti e degli immigrati che, invece, non venivano accolti e trattati in maniera adeguata all'interno delle due coop.

"Posso capire, senza giustificarli, gli attacchi politici, ma la narrazione della maggior parte dei giornalisti è stata improntata ad un teorema fondato sulla colpevolezza certa e manifesta, con buona pace della presunzione di innocenza: colpevole io, colpevole mia madre, colpevole il mio compagno", ha detto Liliane Murekatete, dimenticandosi il ruolo della stampa, che è quello che effettuare inchieste e fare domande scomode su fatti di rilevanza collettiva, come è inevitabilmente quello delle coop. E nella sua intervista rilasciata per l'Adnkronos, la donna se la prende anche con la terminologia utilizzata da gran parte della stampa italiana: "Il sapiente, malizioso utilizzo di espressioni quali la 'cooperativa della moglie di Soumahoro' (mentre non faccio più parte della cooperativa né come membro del Cda, né come socia né tanto meno come dipendente) o 'la cooperativa della famiglia di Soumahoro' che ha connotato sin da subito la campagna mediatica è particolarmente odioso in quanto volto a sollecitare distinguo, prese di distanza, ripudi, magari accuse reciproche, tutti rigorosamente pubblici, nella peggiore tradizione dell'Autodafé".

Il collegamento (il)logico

Nelle dichiarazioni della compagna del deputato, quindi, si scivola anche nel vittimismo più spicciolo, quello che da sempre fa leva sull'elettorato di sinistra e che si basa sull'insinuazione di un razzismo sommerso: "La costruzione del racconto mediatico volto a rappresentarmi come una cinica 'griffata' e ad affibbiarmi icastici titoli derisori, una che pubblica selfie (peraltro dello stesso tenore di quelli di centinaia di migliaia di giovani donne occidentali e non) mentre i lavoratori della cooperativa non ricevono gli stipendi è artatamente falsata". Lady Gucci, così com'è stata definita da molti ben prima che la vicenda arrivasse alla ribalta nazionale, afferma che la maggior parte dei selfie che la vedono ritratta con indosso capi firmati risalgono al 2014/2015, "quando non avevo alcun incarico nella cooperativa Karibu e quando non avevo ancora conosciuto il mio compagno". Sostiene che il suo compagno sia stato "messo in croce" per quelle foto ma il compagno, quando ha avuto la possibilità di spiegare, non ha dato riferimenti temporali ma ha solamente detto che la sua compagna "ha diritto alla moda". Parlando al presente, non al passato.

Ma l'apice dell'intervista viene raggiunto quando Liliane Murekatete si mette sullo stesso livello dei braccianti e dei collaboratori non pagati: "Si sorvola sul fatto che anch'io (che peraltro sono in aspettativa dall'aprile 2022) sono in attesa della corresponsione degli arretrati. E ovviamente - insiste - il sottotesto della narrazione esclude a priori l'ipotesi che possa esistere una donna africana benestante (e/o che possa diventarlo onestamente) e men che mai che essa possa contemporaneamente impegnarsi nelle questioni sociali". Ovviamente, com'è nel suo diritto, Liliane Murekatete ha già dichiarato di non voler dare spiegazioni alla stampa sulla provenienza dei suoi soldi, anche di quelli utilizzati per l'acquisto della casa a Casal Palocco ma si è detta disponibile a fornire tutti i chiarimenti necessari agli inquirenti nel caso in cui questi vengano richiesti. E anche lei, come il suo compagno, ha alzato la voce minacciando querele: "In questo piano inclinato non posso quindi fare altro, al momento, che dare incarico al mio avvocato, Lorenzo Borrè, per adire le vie giudiziarie nei confronti di quanti mi hanno consapevolmente e persistentemente diffamato, ai limiti dello stalking". Parlare di stalking per una vicenda giudiziaria che, anche se in via secondaria, riguarda un deputato della Repubblica Italiana appare quanto meno eccessivo, se non offensivo, verso le donne che lo subiscono per davvero.

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