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Giù la maschera

Dire "No" per pontiglio

Non affronteremo qui il problema del ponte sullo Stretto.

Dire "No" per pontiglio

Non affronteremo qui il problema del ponte sullo Stretto. Ormai una questione omerica: già per Ulisse non fu facile attraversare il tratto di mare fra Scilla, in terra calabra, e Cariddi, a distanza di un dardo, in terra sicula.

Non abbiamo le competenze politiche, ingegneristiche, economiche e geologiche per stabilire se si tratti di un'idea ottima, pessima o inutile. Sappiamo però che gli ultimi ad avere titolo sull'argomento, dopo i politici, gli ingegneri, gli economisti e i geologi, sono gli intellettuali. La casta migliore, ad eccezione di tutte le altre.

Colpisce quindi leggere che è nato un comitato di scrittori e artisti solo per caso tutti di sinistra - contro il ponte sullo Stretto. La scusa è nobilissima: «Rovinerebbe quel tratto di mare».

Dopo No Euro, No Tav, No Vax, No Tap, ecco i No Bridge. Gioco di carte peraltro adorato dagli intellettuali da salotto.

Slogan: «Alziamo muri davanti al ponte».

L'impressione è che non si tratti di un «No» ambientalista, economico o strutturale. Ma ideologico. Un pontiglio, insomma. Se il ponte l'avesse proposto Elly Schlein, che in quanto progressista dovrebbe essere orientata al progresso, avremmo visto i Veronesi, le Auci, le Lipperini e le Marzano aprire loro il cantiere. Ma piuttosto che dare ragione a Salvini si farebbero lo Stretto a nuoto. D'inverno. Appena dopo mangiato. La pasta con la 'nduja.

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