La doppia morale della sinistra. Tra i diritti dei gay e dei detenuti

I diritti del detenuto? Dipende

La doppia morale della sinistra. Tra i diritti dei gay e dei detenuti
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I diritti del detenuto? Dipende. La storia italianissima del carcere di Vercelli apre uno squarcio su un modo tutto particolare di considerare questioni delicate quando c'è di mezzo la morale sessuale. Ma propone anche un nuovo capitolo di una lunga storia che va sotto il titolo «Ma perché la sinistra perde sempre le elezioni se la famigerata destra è così retrograda?».

I fatti. Due detenuti denunciano di aver ricevuto avances omosessuali da parte di un agente. Accuse che si rivelano poi false, ma che portano a due conseguenze. La guardia viene inviata a una visita psichiatrica per accertare che non soffra di disturbo della personalità e ottiene successivamente dal Tar del Piemonte un risarcimento per danni morali da 10mila euro. Finisce qui? Ma no. Parte il solito circo, lo stracciarsi di vesti da parte di illustri commentatori che così argomentano sulle prime pagine più lette d'Italia: l'accusa era falsa, ma anche se fosse stata vera esporre al ludibrio una persona per il sospetto che sia omosessuale è cosa da Medioevo, chissà quali grotteschi interrogatori quel pover'uomo avrà dovuto subire. Un momento. Qui non si tratterebbe se l'accusa di molestie avesse avuto fondamento di stigmatizzare le preferenze sessuali di una persona qualsiasi, ma di valutare se esista una tendenza a molestare i detenuti ledendo i loro diritti. Che sono anche quelli, brutto dirlo, di non doversi preoccupare che un uomo in divisa, che su di te esercita un'autorità, possa cercare di approfittarne biecamente.

E se la guardia carceraria fosse stata eterosessuale e avesse tentato di abusare di detenute donne, magari immigrate? Allora «l'inaudita gravità dei fatti» sarebbe stata tutt'altra.

Scommettiamo? Intanto il generale Vannacci incassa e ringrazia.

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