E Borghezio viene preso a bastonate al comizio

Doveva essere una festa elettorale. Il verde della Lega nel verde della Pineta di Viareggio. Con picnic e porchetta per tutti. È finita in un altro modo, fra urla, insulti, fumogeni. E ora Mario Borghezio, europarlamentare della Lega, riassume la situazione con poche parole: «I soliti facinorosi dei centri sociali ci hanno assalito e ci hanno lanciato addosso di tutto. C'è un clima di odio e di intimidazione che viene avanti nel Paese e che non mi piace per niente. E in Toscana va, se possibile, anche peggio: è la terza volta che vengo da queste parti e puntualmente mi si impedisce di parlare». Questa volta è toccato ad uno dei volti più noti della Lega. Nei giorni scorsi, solo per citare qualche esempio, Dario Franceschini è stato apostrofato mentre mangiava in un ristorante della capitale e Mara Carfagna si è presa la sua razione di minacce oscene da due tizi che l'hanno avvistata al supermercato, con le borse della spesa in mano. Sempre a Roma, poi, è successo un episodio ancora più grave e allarmante: il candidato sindaco di Casapound Simone Di Stefano se l'è vista brutta. Alcuni attivisti di estrema sinistra hanno circondato l'auto su cui si trovava e l'hanno demolita a picconate. Parole come pietre e poi botte, pugni, calci: è capitato a Brescia alla manifestazione organizzata dal Pdl con Silvio Berlusconi sul palco.
Agguati e provocazioni si susseguono anche se molti minimizzano e non colgono la gravità di queste scorribande. E però, con le dovute differenze, il copione si ripete da Brescia alla capitale, fino a Viareggio. Un tempo la città del Carnevale e dell'allegria, ora nuova tappa di questa escalation antidemocratica. Il blitz contro Borghezio va in scena all'ora di pranzo. C'è un gazebo, fra i pini della Pineta di Ponente, e i militanti della Lega si preparano ad addentare la porchetta. È un momento di festa, ma anche di riflessione e di propaganda alla vigilia delle elezioni che fra una settimana esatta daranno a Viareggio un nuovo sindaco. La Lega appoggia il candidato del Pdl Antonio Cima e intanto chiede sicurezza e rispetto delle legalità: anche in Versilia girano tanti clandestini e anche in pineta la sera è pericoloso avventurarsi fra viottoli e vialetti. Sono temi importanti quelli previsti per l'happening, ma non si fa in tempo ad affrontarli, perché all'arrivo di Borghezio scatta l'assalto. Saranno una cinquantina - pare antagonisti venuti da fuori - con guardaroba adeguato alla circostanza: nel corredo ecco i bastoni e le bandiere rosse. Il corteo avanza minaccioso. Vengono lanciati alcuni fumogeni arancioni, mentre polizia e carabinieri accorrono per formare un cordone e separare gli uni dagli altri. Borghezio viene velocemente spinto dentro un'auto e portato via dagli agenti, nel caos generale. Ma la battaglia va avanti. «Mi hanno letteralmente spaccato in testa una bandiera di legno», racconta al Giornale il commissario provinciale della lega Filippo La Grassa. Sono attimi di concitazione. Poi gli scontri si esauriscono. Del resto l'obiettivo è stato raggiunto: Borghezio non ha potuto tenere il comizio, la manifestazione è stata rovinata. E la logica incattivita della delegittimazione ha vinto un'altra battaglia. «Mi avevano già bloccato in passato a Livorno, qualche tempo fa a Pisa ho dovuto rinunciare al mio discorso, ora a Viareggio è andata allo stesso modo. Questi signori non sanno cosa sia la democrazia. E non accettano chi porta idee e opinioni differenti».
Lo stillicidio di episodi all'insegna della violenza si fa sempre più preoccupante. Ma nell'Italia dei due pesi e delle due misure anche l'indignazione va a corrente alternata.

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