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"E mio padre finì nel mirino del Pci che si impossessò della Resistenza"

Parla il figlio di Ermanno - Claudio Gorrieri - partigiano cattolico, poi deputato e ministro Dc Italia

"E mio padre finì nel mirino del Pci che si impossessò della Resistenza"

«Per lungo tempo celebrò il 25 aprile fra le mura di casa. «Alle cerimonie ufficiali a Modena non lo invitavano mai. Sulla Resistenza era sceso un velo rosso e i comunisti cercavano di egemonizzare la memoria della lotta al nazifascismo». Claudio Gorrieri parla con il giusto orgoglio del padre, Ermanno Gorrieri, figura leggendaria della Resistenza, poi deputato nella Dc, vicino alla sinistra di Donat Cattin, ministro con Fanfani nel 1987, e fra le molte altre cose fra i fondatori della Cisl.

«Sa cosa disse, ormai negli anni Ottanta, un vecchio compagno a mio padre?». Gorrieri, dirigente industriale in pensione, candidato per Azione alle ultime elezioni amministrative a Modena, sorride: «Più o meno queste parole: Anche il tuo nome era nella lista».

Quale lista?

«Nel mirino dell'ala dura del Pci, quella che faceva capo a Pietro Secchia, e dopo la fine della guerra predicava la rivoluzione. E quella componente a Modena, dove gli iscritti al Pci erano addirittura 80mila, era fortissima».

E infatti nel triangolo della morte furono trucidati in quel periodo sacerdoti, industriali e tante altre persone che non c'entravano per niente con il fascismo.

«Vero, ma mio padre e i suoi amici della Brigata Italia, insomma i cattolici che avevano combattuto i nazisti, non erano degli sprovveduti».

Stavano in guardia?

«Non avevano distrutto le armi, ma esattamente come i comunisti le avevano nascoste. Ed erano pronti a difendersi».

Come era nata la brigata Italia?

«Da una rete di amici che militavano nell'Azione Cattolica di Modena. L' 8 settembre si ritrovarono, c'era un clima di sbandamento, mio padre era a casa in licenza, perché lui stava frequentando il corso allievi ufficiali degli Alpini a Merano. I fascisti erano spariti».

E che cosa successe?

«Arrivarono i tedeschi che s'impadronirono del territorio. E allora qualcosa scattò in quei ragazzi, forse quello che mio padre chiamava un sentimento patriottico, l'idea di opporsi al nemico invasore. Perseguendo gli ideali di giustizia e libertà, nel segno della democrazia, mentre gran parte del Pci guardava solo a Mosca e alla lotta di classe».

Che contributo diede la brigata Italia?

«Nella prima fase, a cavallo dell'Appennino Modenese e Reggiano, dominavano i comunisti inquadrati nella brigata Garibaldi. Erano del Pci i leader della Repubblica di Montefiorino che fra giugno e luglio del 44 liberarono quel pezzo di terra».

Poi?

«Poi arrivò la repressione tedesca, molti scapparono o tornarono in pianura. Ma i bianchi della brigata Italia non mollarono. Rimasero sulle montagne, uniti e coesi. Cinquecento, seicento elementi con appoggi importanti fra la popolazione che rischiava per dare loro da mangiare, pur in un contesto di povertà. Papà, nome di battaglia Claudio che poi è il mio nome, rimase in montagna fino alla fine della guerra, e la guerriglia continuò fino all'arrivo degli alleati. La brigata Italia ebbe decine di caduti, e certo la Resistenza anche nella nostra zona fu un fenomeno corale. C'erano i rossi, i bianchi, come Giuseppe Dossetti, un amico che operava sempre in Emilia a pochi chilometri di distanza, e tanti altri e pure i civili».

Ma il ruolo dei cattolici fu misconosciuto?

«Sì, negli anni Cinquanta e Sessanta il Pci cercò di occupare la Resistenza come strumento di propaganda. Papà non era gradito e anzi non veniva invitato alle manifestazioni. Poi a poco a poco la situazione cambiò».

E come?

«Ermanno Gorrieri si trasformò in storico e scrisse nel '66 un libro poderoso che ricostruiva la storia della Repubblica di Montefiorino. Certo, i comunisti avevano avuto un ruolo importante, ma non erano stati gli unici, anzi in una seconda fase erano stati i cattolici a tenere alta la fiamma della lotta. Il cambiamento arrivò per gradi: nei primi anni Cinquanta la federazione di Modena fu commissariata perché i secchiani si erano spinti troppo in là. Togliatti mandò Giuseppe D'Alema, il papà di Massimo, che cercò di calmare gli animi. Si usciva da un periodo difficilissimo, segnato anche dall'eccidio alle Fonderie Riunite con sei lavoratori uccisi dalle forze dell'ordine. E quelli come mio padre erano dentro una tenaglia: i nemici per i comunisti, i comunisti bianchi per i democristiani di destra. Poi nella seconda metà degli anni Cinquanta successe qualcosa: i democristiani di sinistra e i comunisti cominciarono a riunirsi riservatamente, anzi clandestinamente, come ai tempi della guerra perché i tempi erano quelli che erano, per elaborare risposte comuni ai problemi della città.

Il primo piano regolatore di Modena fu il frutto di questa intesa, poi il nuovo corso penetrò nella società e finalmente anche i cattolici iniziarono a festeggiare in pubblico e venne riconosciuto quel che prima veniva negato».

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