Ecco dove mettono la croce i ricchi che amano la sinistra

Adesso le star per fare sapere le loro idee politiche puntano su giornali e comparsate tv. Sul Fatto l'ultima galleria delle preferenze chic

Ecco dove mettono la croce i ricchi che amano la sinistra

Il voto è segreto, ma non per tutti e non sempre. La sinistra, quand'era al governo, decise di mettere fuori legge i sondaggi nelle due settimane che precedono il voto (cioè quando cominciano a diventare interessanti), perché era convinta che Berlusconi li sfruttasse al meglio per conquistare consensi. È un caso unico al mondo. Tuttavia, se raccogliere le intenzioni di voto degli elettori è diventato illegale, è invece considerata un'azione benemerita diffondere le intenzioni di voto dei vip. Per costoro, soprattutto se benpensanti e politicamente corretti, dichiarare il proprio voto è una specie di dovere civico, un impegno morale irrinunciabile, una felice e lievemente narcisistica esibizione pubblica che potrà poi tradursi in nuove relazioni, nuovi vantaggi e nuove dichiarazioni di voto. Un tempo a sinistra andavano di moda gli appelli e i manifesti, impreziositi da firme autorevoli e destinati a confermare i fedeli nelle loro incrollabili certezze. Oggi gli appelli non li firma più nessuno, e forse non c'è nemmeno rimasto chi li scriva. Meglio invece l'endorsement individuale - come si usa dire scimmiottando l'America - affidato all'intervista, alla comparsata tv, o magari all'apparizione salvifica accanto al leader di partito.

Va detto che, in tempi di crisi e di spending review, anche gli intellettuali organici e i compagnons de route si sono assottigliati: molti veterani si sono ritirati a vita privata, e sono poche le reclute che li rimpiazzano. Chi al Nazareno si aspettava una dichiarazione di voto di Roberto Benigni o magari di Francesco De Gregori, per esempio, è rimasto deluso e ha dovuto ripiegare, per il gran finale all'Ambra Jovinelli, su Nanni Moretti, cineasta pluridecorato nonché rinomato esperto in sconfitte della sinistra.

Ieri Beatrice Borromeo e Silvia Truzzi hanno censito per Il Fatto le intenzioni di voto di un certo numero di cantanti, attori, giornalisti, scrittori e vip vari, tutti rigorosamente di sinistra (con l'eccezione di Enrico Mentana e Pietrangelo Buttafuoco, che non andranno a votare), così da comporre un quadro istruttivo dell'Italia che piace alla gente che piace.

Di gran moda - va detto subito - è il voto disgiunto: scegliere un partito alla Camera e un altro al Senato deve sembrare a molti il modo preferito per mostrarsi un intenditore, un professionista del voto, un raffinato analista che soppesa con equilibrio le sue scelte. C'è il voto utile, il voto di appartenenza, il voto di testimonianza, il voto di protesta, e chissà quanti altri ancora: e chi non lo capisce non è abbastanza smart per guidare una discussione nei salotti.
L'armata dei doppiovotanti predilige nettamente il binomio Ingroia (alla Camera, dove basta il 4%) e Bersani (al Senato, perché bisogna battere Berlusconi): sarà questo il voto disgiunto di Donatella Versace, di Carlo Freccero, di Francesca Neri, di Roberto Faenza e di Franco Battiato (che tecnicamente voterà però la lista Crocetta, di cui è assessore, apparentata al Pd). Incerta Fiorella Mannoia, che alla Camera voterà Rivoluzione civile, ma ancora non ha deciso per il Senato. Unica Isabella Ferrari, che dividerà il suo voto fra Vendola e Bersani, probabilmente perché si sente molto di sinistra, e il Pd non le basta, ma non così di sinistra da metterne a repentaglio il successo. È il bello del voto disgiunto. La scelta contraria alla Ferrari la fanno invece Moni Ovadia e Milly Moratti, che scelgono Ingroia ma al Senato voteranno Vendola, forse dimenticandosi che il governatore pugliese potrebbe presto entrare in maggioranza con Monti, Casini e Fini (ammesso che quest'ultimo entri in Parlamento).

Viene poi la pattuglia dei compagni: quelli cioè che votano il Partito. Oggi si chiama Pd, domani chissà: che importa, è dai tempi del Pci che lo votano per default. L'elenco è nutrito: Raffaella Carrà, Alessandro Haber, Ottavia Piccolo, Sabrina Ferilli, Gad Lerner, Luca Zingaretti, Carlo Verdone, Nicola Piovani (che però ambiguamente specifica: «centrosinistra»). Elio, il grande Elio delle Storie Tese, al Senato voterà Pd «turandosi il naso» e alla Camera ancora non sa che fare. Poi ci sono i grillini: Dario Fo, Franca Rame e Sabina Ciuffini (che però voteranno Ingroia alla Camera), Anna Valle, Paolo Villaggio e il grandissimo Adriano Celentano. Monica Bellucci (forse perché vive in Francia) voterà Monti. E forse lo voterà anche Monica Guerritore, se non sceglierà il Pd. Conclude appropriatamente il panel dei vip Bianca Balti, la modella che è inciampata a Sanremo: voterà scheda bianca.