Ecco come la giunta Alemanno ha fatto tornare i conti a Roma

In un libro-rapporto il primo cittadino uscente smonta le critiche avversarie: in 5 anni tagli agli sprechi e bilanci migliorati. Al suo arrivo c'erano debiti per oltre 12 miliardi

Ecco come la giunta Alemanno ha fatto tornare i conti a Roma

Roma - Basta poco al sindaco Alemanno per smontare la propaganda dei suoi avversari. A poco più di due settimane dal voto per il Campidoglio, la giunta di centro-destra mostra i traguardi ottenuti in cinque anni di governo della Capitale. E i numeri dimostrano, al di là dell'irrisolvibile problema del traffico e delle buche, che i conti dell'amministrazione capitolina, se non sono ottimi, almeno sono migliorati radicalmente dal 2008, cioè da quando Alemanno ereditò una «cassa» a dir poco traballante.
Ecco le cifre essenziali degli ultimi cinque anni (certificate e controllate dalla Corte dei conti). Il personale dell'amministrazione comunale è diminuito nell'ultimo lustro di ben 1.954 unità (-7,4%), con un taglio di spesa di oltre 40 milioni di euro. Le spese di rappresentanza sono state radicalmente tagliate passando da 7,2 milioni a 490mila. Stessa politica per le spese di missioni: da 1,1 milioni di euro a 230mila. E per le consulenze la giunta Alemanno ha versato 150mila euro contro il milione e 600mila della giunta Veltroni.
Questo in sintesi il quadro dei tagli promosso dalla giunta di centro-destra. «Il primo problema - conferma Alemanno nel libro Cinque anni per Roma. Rapporto di fine mandato, appena pubblicato - è stato, infatti, quello di affrontare l'enorme debito ereditato dalle precedenti amministrazioni. Un debito quantificato e certificato dalla Ragioneria generale dello Stato in 12 miliardi e 238 milioni». Una situazione che rischiava di mandare in default l'amministrazione («In cassa - ricorda il sindaco - c'erano soldi soltanto per un paio di mesi»).
Di necessità è stata fatta virtù anche per effetto del clima di rigore che ha caratterizzato gli ultimi anni non solo dell'amministrazione capitolina ma di tutta la macchina statale italiana. «I sacrifici imposti dalla spending review - spiega Alemanno - hanno comportato per la città una contrazione delle risorse disponibili di 2,5 miliardi di euro nell'ultimo quinquennio», mancati trasferimenti dallo Stato e dalla Regione e tagli di spesa.
Purtuttavia, spiega il sindaco, il quadro «fortemente penalizzante non ci ha impedito di orientare le risorse su investimenti ed equità sociale». «Le risorse disponibili - scrive Alemanno su Cinque anni per Roma - sono state utilizzate per il welfare, il trasporto (la cui spesa annua è passata dai 192 milioni della giunta Veltroni ai 332 attuali, ndr), l'istruzione e la cultura. In particolare l'ultimo bilancio di previsione 2012 ha dovuto fronteggiare 520 milioni di euro di ulteriori tagli ai trasferimenti statali e regionali». Un disavanzo che è stato integralmente coperto con un incremento pari all'uno per mille dell'aliquota base dell'Imu sulla prima casa e del 3 per mille sulle seconde case.
La crisi, però, deve essere affrontata anche rilanciando l'economia ed è per questo che tra i primi punti del programma di Alemanno per i prossimi cinque anni c'è non solo il taglio dell'Imu per 376mila famiglie (grazie al cosiddetto «quoziente famigliare») ma anche il rilancio delle opere pubbliche grazie agli investimenti privati (ora che la legge su Roma Capitale consente una gestione più snella e veloce della macchina amministrativa) e grazie ai 400 milioni che si ricaveranno dall'alienazione di parte del patrimonio residenziale e non residenziale di proprietà del Comune, seguendo le direttive contenute nel decreto legge 98 del 2011.

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