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Economia, l'incubo di un secondo mandato a Saccomanni

Dopo il siluro autoinflittosi da Barca, torna l'idea di una conferma all'Economia. Lui non si tira indietro: "Se mi chiamano ci rifletterò"

Economia, l'incubo di un secondo mandato a Saccomanni

Matteo Renzi s'è preso una settimana per formare la squadra, ma le voci sulla composizione del nuovo esecutivo cambiano ogni giorno: più che di toto ministri bisognerebbe parlare di roulette russa. Uno dei punti interrogativi di maggior peso riguarda, manco a dirlo, il ministero dell'Economia. Per via XX Settembre si sono fatti molti nomi, ma col passare delle ore si profila un'ipotesi inquietante per le economie - con la "e" minuscola ma non per questo meno importanti - degli italiani: quella di un secondo mandato a Fabrizio Saccomanni. Dopo il siluro autoinflittosi da Fabrizio Barca, che al telefono con un finto Vendola ha liquidato l'ipotesi di un trasloco a Palazzo delle Finanze con un eloquente "ma siamo matti?", la rosa dei nomi papabili per la poltrona dell'Economia è stata profondamente rinnovata.

Nei giorni scorsi erano circolati i nomi di Tito Boeri, Andrea Guerra e Lorenzo Bini Smaghi: ipotesi però tutte smentite dai diretti interessati, o comunque tramontate per il carattere troppo poco "politico" delle candidature. Tra le file della politica si era parlato di un'ipotesi Letta, che però avrebbe declinato l'offerta, e ora, nel vuoto generale, torna a farsi concreta l'eventualità di un prolungamento del ministero-Saccomanni. Saccomanni che non smentisce e, pur affermando di non essere stato chiamato a far parte del nuovo governo, non esclude di prendere in considerazione eventuali offerte: "Nel caso ci rifletterò". Quella dell'Economia è una poltrona scomoda, destinata a rendere impopolare chi vi siede sopra (anche se gli ultimi occupanti ci hanno messo del loro): tuttavia è anche una di quelle più calde, su cui si concentrano interessi politici e finanziari di primo piano.

In questo senso i soggetti interessati a dire la loro sulla nomina del prossimo inquilino di via XX settembre sono molti: dalla Bce alla Commissione Europea, da Bankitalia al Presidente della Repubblica fino a imprenditori di peso (non ultime le rivelazioni di Barca sulle presunte pressioni ricevute da De Benedetti), tutti vorrebbero dire la loro a proposito di una scelta che a norma spetterebbe solo al presidente del Consiglio - e poi andrebbe ratificata dal Quirinale. Quirinale che qualche preferenza la lascia filtrare, come confermano le voci su un nulla osta del Colle a nomi del vecchio establishment come Giuliano Amato o Romano Prodi. L'Economia in "quota Quirinale"? Non si può dire, ma quello che è certo è che Saccomanni, come del resto tutta la squadra di Letta, non poteva essere troppo sgradito a Napolitano.

È vero che quello del ministro uscente non è l'unico nome che sta circolando - si parla di Lucrezia Reichlin, sponsorizzata da Mario Draghi, del vicedirettore dell'Ocse Pier Carlo Padoan e del governatore di Bankitalia Ignazio Visco - , ma in questi anni siamo stati abituati a vederci imporre scelte "di emergenza", "di servizio" o comunque le si voglia chiamare imposte dall'alto (o dall'estero). Certo possiamo sperare nel riconoscimento dell'esigenza diffusa - e condivisa anche negli ambienti europe - di una scelta più "politica", ma la cosa più importante è che all'Economia ci sia, finalmente un cambio di direzione.

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