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Europee, è scattata la stagione dei ricorsi

I Verdi si preparano a cavalcare la presunta questione di incostituzionalità della soglia di sbarramento del 4%. Carlo Casini, candidato di Ncd-Udc prepara il ricorso per le modalità di assegnazione e il calcolo dei resti. E altri aspiranti europarlamentari rimasti esclusi dal computo si apprestano a imitarlo

Europee, è scattata la stagione dei ricorsi

Esaurite le operazioni di voto, la caccia al consenso e la ricerca delle preferenze, si apre ora il grande duello delle carte bollate. La proclamazione ufficiale degli eletti resta lontana visto che i capilista presenti in più Circoscrizioni devono ancora decidere per quale macro-collegio optare. Ci sono, però, alcune zone d'ombra e alcuni dubbi ancora da dissipare. E molti ricorsi si apprestano ad arrivare sui tavoli della Cassazione, anche a causa di un sistema elettorale che apre spazio a dubbi e interrogativi.
Il primo fronte riguarda il ricorso che i Verdi si accingono a presentare. I Verdi sostengono che poiché lo scorso 9 maggio, il Tribunale di Venezia ha rinviato alla Corte Costituzionale la legge elettorale per le Europee a causa dello sbarramento al 4%, esistono gli estremi per bloccare la proclamazione. «Impugneremo gli atti dei 73 eurodeputati italiani - spiega il portavoce nazionale Bonelli, il più votato del suo partito - perché riteniamo che lo sbarramento sia illegittimo e di conseguenza anche la proclamazione. Si tratta di un atto incostituzionale e in contrasto con la Costituzione e coi trattati europei». Una linea condivisa anche da Luana Zanella. «Siamo sicuri che con i nostri ricorsi riusciremo a far saltare lo sbarramento del 4% e a portare all'Europarlamento un rappresentante degli ecologisti italiani che siedera' nel gruppo dei Verdi europei».
Nell'ipotesi, in verità molto lontana, che il sistema elettorale saltasse e venisse applicato il «Consultellum», ovvero la legge elettorale generata dalle correzioni della Corte Costituzionale al Porcellum, la mappa degli eletti non verrebbe rivoluzionata ma subirebbe comunque alcune modifiche non di secondo piano. Dividendo il numero dei voti validi (27.448.906) per il numero complessivo dei seggi (73) si ottiene il quoziente nazionale pari a 376.012. A quel punto bisogna dividere il numero di voti di ciascuna forza politica per quel quoziente per stabilire il numero dei pieni e dei resti. Ebbene in base a questo riconteggio, il Pd perderebbe 2 seggi passando da 31 a 29 seggi. Anche il M5S avrebbe 2 seggi in meno, passando da 17 a 15. Forza Italia lascerebbe un seggio: da 13 a 12. Lega, Ncd e Tsipras manterrebbero i loro seggi: 5 per il Carroccio, 3 a testa per le altre due forze. Le forze escluse dalla soglia che guadagnerebbero eletti sarebbero Fratelli d'Italia con 3 seggi. I Verdi con un seggio e Scelta Europea con un seggio.
C'è poi un altro punto poco chiaro, al di là dei ricorsi contro la soglia di sbarramento. Alcuni candidati di vari partiti si apprestano a far partire ricorsi perché ritengono ci sia stato un errore nel calcolo dei resti. In particolare circola un computo alternativo, perorato anche da un ricorso dell'europarlamentare uscente Carlo Casini, in base al quale a Ncd verrebbe attribuito non più il seggio nella Circoscrizione Isole bensì in quella Centro (quindi passerebbe Beatrice Lorenzin invece di Giovanni La Via). Ma pare che ne stiano per arrivare altri che coadiuvando la tesi di Casini provocherebbero altri effetti a cascata. Quali? Nelle Isole guadagnerebbe un seggio M5S che ne perderebbe, invece, uno al Sud mentre la Lega guadagnerebbe un seggio al Sud, con Angelo Attaguile, ma perderebbe quello al Centro attribuito a Mario Borghezio. Toccherà all'Ufficio Elettorale presso la Corte di Cassazione dipanare la matassa, analizzare le varie memoria dei non eletti e risolvere il rebus, decifrando il mistero dei «migliori resti decimali».

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