Dall'Olimpo dei falsi scoop su Matteo Salvini alla caduta degli dei per le spiate su Giorgia Meloni. Perché se l'ossessione costante degli spioni per la Lega è passata indenne in quattro anni di dossieraggio politico-mediatico all'Antimafia, quel «no» a Mario Draghi che l'allora capa dell'opposizione disse andando anche contro i suoi ha decretato la fine del verminaio, con le intrusioni illegali nelle banche dati per scovare i conti di Fratelli d'Italia e del ministro della Difesa Guido Crosetto. Il quale, convinto di essere vittima di spionaggio, ha presentato l'esposto e scoperchiato il vaso di Pandora sul team dei dossier.
Il sistema ordito nella Superprocura che ha agito indisturbato mentre alla guida c'era Federico Cafiero De Raho, eletto deputato con i 5 Stelle nel 2022, dopo aver lasciato via Giulia alcuni mesi prima. Gli atti dell'inchiesta della Procura di Roma, a un passo dal chiedere il rinvio a giudizio per tutti gli indagati, e quelli della Commissione antimafia, dove oggi siede con l'ombra del conflitto d'interessi lo stesso De Raho, hanno delineato il momento preciso in cui l'accanimento per la Lega lascia il posto all'attrazione fatale per Meloni. Su richiesta dei giornalisti di Domani Giovanni Tizian, Stefano Vergine e Nello Trocchia, ritenuti gli «istigatori» e accusati di accesso abusivo alle banche dati e rivelazione del segreto in concorso con il finanziere Pasquale Striano e con l'ex pm Antonio Laudati, il servitore dello Stato ha concentrato la sua attenzione su Fratelli d'Italia in tempi non sospetti. Le spiate non iniziano infatti con la formazione del governo Meloni, quando tutti i nomi dei papabili ministri sono oggetto di interrogazione illecita nelle banche dati, ma prendono il via già prima che cadesse il governo Draghi.
Striano & Co si erano stranamente mossi in quelle settimane in cui il clima politico era rovente, dopo che Giuseppe Conte aveva aperto la crisi e poneva continui veti sul governo di larghe intese. Giorgia Meloni, l'unica leader all'opposizione,
aveva cominciato a chiedere le elezioni anticipate e, dal basso del suo 4 per cento alle ultime elezioni, stava diventando un pericolo per la sinistra, visti i sondaggi che ponevano la formazione politica al 25 per cento. Non solo. In quel momento Crosetto era tornato ad avere un ruolo centrale nel partito, che vedeva nel padre fondatore di FdI una figura di garante istituzionale in grado di determinare la crescita dei consensi. È in questo quadro che iniziano le spiate del verminaio, con un'attività frenetica del finanziere e dei giornalisti, volta a setacciare le Sos alla ricerca di movimentazioni di denaro che potessero colpire Meloni. O in alternativa Crosetto. Infatti agli atti dell'inchiesta risulta che prima degli articoli con i compensi ricevuti da Leonardo, quelli che avevano portato il ministro della Difesa a presentare l'esposto, Striano aveva già effettuato due accessi abusivi al sistema analisti per spiare Crosetto in piena crisi di governo Draghi, caduto il 21 luglio 2022. Quelle informazioni riservate, carpite da una delle due Sos consultate dallo spione, risultano presenti in un articolo pubblicato il 28 luglio 2022 su Domani, dal titolo «Tutti gli affari di Crosetto», scritto a quattro mani dal direttore Emiliano Fittipaldi, non indagato, e da Tizian. «Dalla analisi dei file di log è emerso, infatti, che Striano aveva effettuato tutta una serie di accessi in date antecedenti all'uscita del predetto articolo», si legge nelle carte. Si tratta di due accessi effettuati dal finanziere il 27 giugno e il 12 luglio. Il primo riguarda un bonifico disposto dalla deputata di FdI, Ylenja Lucaselli, in favore del partito, ma non porta a nulla. Il secondo, invece, avrebbe dato i suoi buoni frutti, quello su Giancarlo Innocenzi Botti, ex manager Mediaset, già deputato di Forza Italia nel primo governo Berlusconi e poi sottosegretario nel secondo esecutivo del Cavaliere. L'interesse di Striano per Innocenzi Botti, dapprima alquanto indecifrabile, per gli inquirenti è diventato palese con l'analisi dell'articolo, che ripercorre gli affari di Crosetto, all'epoca presidente dell'Aiad, puntando su un presunto conflitto di interessi per una società, nata
in emergenza Covid, in cui il figlio Alessandro era socio, mentre il rappresentante era appunto Innocenzi Botti. A seguire una serie di intrusioni illecite, messe a segno da Striano il 20 ottobre 2022, due giorni prima del giuramento del governo Meloni, che si sono tradotte nei tre articoli con i milioni dalla società dell'aerospazio volti a gettare l'ombra di un conflitto di interessi del neo ministro. Intrusioni illecite che Striano ha cercato di giustificare in una memoria difensiva ai magistrati.
Un file che porta le firme della connivenza tra il finanziere e i giornalisti visto che, come scrive la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Chiara Colosimo, anche lei tra i dossierati, «è stato creato in data 15/1/2023 da Vergine Stefano con il contributo di Tizian Giovanni: i due giornalisti hanno elaborato un file nel quale facevano emergere il possibile collegamento tra Mangione, socio del Ministro Crosetto, e la criminalità organizzata, finalizzato dunque a giustificare ex post l'effettuazione di visure a carico del Ministro Crosetto».