Fassina: "Rottamare l'agenda Monti". Bufera nel Pd. Letta: "Ha passato il segno"

L'esponente Pd affossa la linea del rigore europeista di Monti e propone la "sua" agenda. Insorge Letta: "Ha passato il segno". Fioroni: "Sgomento". E c'è chi invoca un congresso

Fassina: "Rottamare l'agenda Monti". Bufera nel Pd. Letta: "Ha passato il segno"

Non c'è solo il duello tra Bersani e Renzi ad animare (o sconquassare) il Partito Democratico. A tenere banco adesso c'è un'altra singolar tenzone, più complessa e profonda, tra due correnti di pensiero del Pd. Tutto verte sul capitolo della politica economico-sociale e sulla rotta che il partito deve seguire in vista delle prossime elezioni politiche e soprattutto in vista di eventuale esperienza di governo.

A scontrarsi sono un romano e un pisano. Entrambi classe 1966, non tanto giovani ma quanto basta per non essere catalogati come i "dinosauri" del partito: sono Stefano Fassina ed Enrico Letta. Responsabile economico del Pd e braccio destro di Bersani il primo, vicesegretario del Pd il secondo. In questa diatriba il convitato di pietra è Mario Monti e la sua "agenda".

E così è successo che Fassina, dopo aver più volte sostenuto che "non c'è solo l'agenda Monti", che sceglierebbe l'agenda Bersani "perché abbiamo bisogno di rimettere al centro l'economia reale e la ridistribuzione del reddito" e che invece quella del professore bocconiano è "un'agenda mercantilistica che prevale nell'eurozona e che sta portando all'aumento del debito pubblico e a un aggravamento della recessione e della disoccupazione", ha preso carta e penna e ha vergato la sua (ma anche quella di Bersani?) di agenda.

Con un lungo articolo pubblicato sul Foglio e dall'eloquente titolo "Rottamare l'agenda di Monti", il responsabile economico del Pd ha praticamente messo in soffitta il periodo montiano. Utile per far fuori Berlusconi, ma adesso da archiviare. Perché "il debito pubblico continua a salire" e "le speranze di ripresa collocate dal Presidente del Consiglio nel primo trimestre del 2103 sono, purtroppo, infondate". E poi ancora, "i consumi delle famiglie subiranno un'ulteriore flessione a causa della maggiore disoccupazione e dell'esaurimento di parte delle indennità di disoccupazione, dei tagli al welfare nazionale e locale, dall'aumento regressivo di prezzi, tasse e tariffe, delle minori dispobibilità di risparmio".

Leggendo Fassina, sembra quasi che il suo scritto contenga una vera e propria bocciatura nei confronti dell'operato del governo. E la conferma arriva poco dopo. "L'agenda Monti non funziona. Non per colpa di Monti. Il presidente Monti si è trovato, da un lato, vincolato all'agenda conservatrice europea e , dall'altro, costretto a confermare gli impegni ancora più restrittivi, sottoscritti per deficit di credibilità politica dal governo Berlusconi-Bossi-Tremonti".

Bacchettato Monti, ecco che poi Fassina elenca i punti della sua agenda: dal Fiscal Union agli "investimenti europei finanziati mediante euro-projects bond", passando per "le imposte sulla transazioni finanziarie speculative, per il banking union di ampio raggio la tassazione dei paradisi fiscali intra ed extra Ue fino a un meccanismo condiviso di ristrutturazione dei debiti sovrani sostenibili". L'importante per Fassina è accantonare la "strada di austerità autodistruttiva e invertire la tendenza alla svalutazione del lavoro confermata dal governo Monti alle parti sociali sotto forma di intervento per la produttività".

Anche per Fassina è arrivato il momento di una seconda fase, diversa da quella rigorosa e austera del governo Monti, e incentrata sulla crescita e sul miglioramento dell'economia reale. Una tesi che ha mandato su tutte le furie Enrico Letta.

"Con l’intervento di oggi pubblicato sul Foglio si è passato il segno", ha tuonato il vicesegretario del Pd, spiegando che "tra tante analisi di sistema, più o meno condivisibili, vi è una inaccettabile conclusione che appare in stridente contraddizione con tutto ciò che di positivo il Partito Democratico ha fatto in questi mesi, sostenendo il governo Monti o contribuendo a correggerne gli errori". Secondo Letta, "le tesi espresse nell’articolo contro l’agenda Monti sono smentite nella realtà dall’impostazione che il Pd ha sposato e dalle scelte che Bersani ha compiuto, da ultimo anche con il chiarissimo, e ineccepibile, intervento in Assemblea Nazionale".

Che Letta sia un fedele sostenitore di Monti non è cosa nuova. Il 3 ottobre scorso aveva assicurato che "faremo in modo che nella prossima legislatura ci sia una conferma rigorosa dell'agenda Monti" perché il Paese ha bisogno di lui e di Bersani insieme e non alternativi tra di loro". Tesi ribadita il giorno dopo con la consapevolezza che "la strada iniziata con il governo va portata avanti senza alcun passo indietro sulle riforme fatte".

Insomma. Si scontrano due visioni diametralmente opposte: Fassina che considera Monti un'utile parentesi funzionale però al ritorno del Pd al governo e che vuole scardinare il pensiero unico europeo fatto di rigore e austerità e Letta che vede Monti ben presente nel futuro politico italiano e considera imprescindibile proseguire le riforme da lui iniziate in linea con i dettami Ue.

A dar manforte a Letta e alla corrente pro-Monti, è arrivato subito Beppe Fioroni che ha affermato: "Avevo capito che il Pd era per la continuità dell’agenda Monti, introducendo elementi crescenti di solidarietà, e che riteneva il presidente Monti una risorsa. Leggendo Fassina resto sgomento". Il senatore Pd Stefano Ceccanti ha addirittura invocato un congresso del Pd: "Se il responsabile Economia e il vicesegretario dicono cose opposte appoggiando il medesimo candidato forse ci vuole un congresso non primarie di coalizione".

In tutto questo, resta da capire quale sia il pensiero unico di Pier Luigi Bersani. A sentire Letta, "il Pd ha agito e assunto impegni diversi da quelli delineati dall’articolo uscito oggi sul Foglio e Bersani è sempre stato inequivocabile da questo punto di vista" e il vicesegretario Pd è sicuro che "Bersani vincerà le primarie, nonostante Fassina". Bisognerà capire se la scelta del termine "nonostante" sia condivisa anche da Bersani. E a chiederselo è stato il deputato del Pd, Paolo Gentiloni su Twitter: "Fassina rottama Monti. Bersani condivide?".

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