Dopo il flop alle europee il M5S va in crisi di nervi: "Paese di coglioni"

La Lombardi prova a tamponare, Grillo non si fa vedere. E al quartier generale del M5S scoppia il panico

Dopo il flop alle europee il M5S va in crisi di nervi: "Paese di coglioni"

All'indomani del flop alle europee Beppe Grillo lasciato la villa di Sant’Ilario, di prima mattina, a bordo di una Kia bianca. Alla guida c'è l'autista. Il comico non si ferma a parlare con i giornalisti, si limita a fare il gesto di pugnalarsi al cuore. I nuemri fanno male e sottolineano venti punti di differenza rispetto al Pd di Matteo Renzi e, soprattutto, 2,5 milioni di voti in meno rispetto alle politiche del 2013. Su Twitter si eclissa in un soffio l'hashtag #vinciamonoi che ha spopolato per novanta giorni di campagna elettorale. E al quartier generale del Movimento 5 Stelle saltano i nervi. "Uno Stato di coglioni...", commenta stizzito Emanuele Cozzolino.

Solo un anno fa i Cinque Stelle si erano imposti come primo partito d'Italia. Solo un anno il M5S era la seconda lista più votata dopo il Pd di Pier Luigi Bersani. Alla Camera avevano ottenuto il 25,55% dei voti in Italia e il 9,67% all’estero per un totale di 8,7 milioni di preferenze. Un bottino che si era trasformato in un esercito di 109 deputati stellati. Anche al Senato era andata bene: con il 23,79% in Italia e il 10% all’estero Grillo aveva portato a casa 7,4 milioni di preferenze. Da allora, però, le epurazioni, i vaffanculo e la litigiosità hanno bruciato i conensi creando un'emorragia di voti senza precedenza. Una sconfitta che nemmeno Roberta Lombardi, prima presidente pro tempore dei deputati grillini, se la sente di commentare: "Non commentiamo, sarà una lunga notte". Una notte insonne. Perché, più il Viminale snocciola numeri e percentuali, più ai grillini saltano i nervi. In sala stampa battagliano coi giornalisti presenti. Nemmeno Nicola Morra riesce a calmare gli animi: "L'attesa sarà importante. Abbiamo pieno rispetto per le scelte degli elettori e quindi attendiamo i dati". C'è un vero e proprio fuggi-fuggi. Nessuno vuole metterci la faccia. Nemmeno il comico genovese che adesso non ride più.

Passano le ore, ma lo spoglio non migliora. "I dati certi sono troppo esigui per fare una valutazione compiuta - continua la Lombardi come un disco rotto - aspettiamo domani, rimandiamo al dato certo per fare tutte le valutazioni del caso". E ai giornalisti che insistono per parlare con Grillo l'ex presidente dei Cinque Stelle alla Camera risponde: "Penso che a quest'ora stia dormendo...". Sui social network, nei talk show e sui dispacci di agenzia in molti fanno a gara per ricordare al comico la sua promessa. "Aveva detto che si sarebbe dimesso qualora avesse preso meno delle politiche", gli ricorda la renziana Simona Bonafé. Ma di dimissioni nessuno vuol sentir parlare. I Cinque Stelle fanno quadrato. "Sono momenti duri e vanno vissuti tutti, fino in fondo - commenta Alessandro Di Battista su Facebook - sono fiero di quel che abbiamo fatto questi mesi. Non mollerò certo adesso". Poi, immancabilmente, c'è chi si mette a gridare ai quattro venti che il Pd ha vinto imbrogliando. "Ci sono dei dati strani che non corrispodono - tuona Michele Giarrusso ad Affaritaliani - secondo me si sono mossi apparati clientelari forti. Questa volta il voto di scambio è stato davvero fortissimo".

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