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Flotilla, si unisce anche Greenpeace per “l’ingresso sicuro di aiuti umanitari”. Ma lo scopo non è questo

Benché ci si continui a nascondere dietro la consegna di pacchi umanitari, la Flotilla ha ammesso che la missione ha avuto e avrà uno scopo politico

Arctic Sunrise di Greenpeace che partirà con la Flotilla
Arctic Sunrise di Greenpeace che partirà con la Flotilla
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Nei prossimi giorni le barche della Flotilla partiranno in direzione di Gaza per la nuova missione. Rispetto a quella di settembre/ottobre pare che il numero di imbarcazioni e, quindi, di membri dell'equipaggio sia aumentato. Anche stavolta la Sicilia sarà uno degli hub di incontro per le barche che convergono da tutta Europa, che poi si sposteranno in Grecia e, quindi, faranno rotta verso il Medioriente. Non ci sono elementi per sostenere che questa missione finirà diversamente rispetto alle precedenti, con il blocco da parte di Israele, l’arresto e la deportazione degli attivisti. Ma stavolta con le navi dei pro Pal partirà anche quella di Greenpeace, come annunciato nel suo sito ufficiale.

“Mentre la drammatica escalation innescata dalle forze armate statunitensi e israeliane sta trascinando il Medio Oriente in un vortice di distruzione e sofferenza, siamo onorati di poter rispondere all’appello della Global Sumud Flotilla e di unirci alla sua missione di pace con la nostra nave Arctic Sunrise”, ha dichiarato Chiara Campione, Direttrice esecutiva di Greenpeace Italia. “Ci uniamo a questa missione civile per chiedere l’ingresso sicuro e senza ostacoli degli aiuti umanitari a Gaza e per sfidare il blocco illegale che affligge la popolazione. Ci opponiamo fermamente ai crimini di guerra, alla fame usata come arma, alla pulizia etnica, al genocidio e all’ecocidio”, ha aggiunto Ghiwa Nakat, Direttrice esecutiva di Greenpeace Medio Oriente e Nord Africa.

Greenpeace nel suo comunicato cita anche gli aiuti umanitari, chiedendone l’ingresso sicuro a Gaza: eppure, gli stessi componenti della Flotilla, sostengono che lo scopo dell’operazione non sia quello. I pacchi stoccati nelle barche della Flotilla, infatti, pare siano solamente il cavallo di Troia dell’operazione, che ha meri fini politici di sfida al governo di Israele. Il dubbio che fosse questo lo scopo c’era già nella scorsa missione, quando invece la sinistra italiana, ma anche quella europea, alla quale hanno fatto eco anche personaggi dello spettacolo e cantanti, sostenevano lo scopo umanitario. Ma in un recente documento è chiaro che i pacchi rappresentino solamente il pretesto per pretendere l’avvicinamento alla costa e chiamare in questo modo la vittoria della Flotilla sullo Stato di Israele, sostenendo di aver forzato il blocco navale.

Lo spiega bene in questo passaggio uno dei comandanti di una barca della precedente missione: “Per tutti gli attivisti della GSF, fatti salvi i pacchi alimentari, pochi, piccoli ma ad alto valore simbolico, l’obiettivo era, ed essenzialmente rimarrà anche per le prossime missioni a Gaza, politico, (ovvero portare avanti un’azione di disobbedienza civile, forte di ben 50 piccole barche in gran parte a

vela, volta a fare pressione sul governo genocidario israeliano)”. Pertanto, chiunque oggi dovesse sostenere la Flotilla, inclusa Greenpeace, non dovrebbe nascondersi dietro lo scopo umanitario, perché questo non esiste.

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