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La stoccata di Piantedosi su Hannoun: "Da qualcuno vicinanza acritica e ideologica"

Informativa del ministro dell'Interno alla Camera sull'indagine che ha coinvolto Mohammad Hannoun, presidente dell'Associazione palestinesi in Italia

La stoccata di Piantedosi su Hannoun: "Da qualcuno vicinanza acritica e ideologica"
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Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha tenuto un'informativa alla Camera in merito all'indagine che vede coinvolto Mohammad Hannoun, presidente dell'Associazione palestinesi in Italia.

"È stato squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili all’egida di Hamas, per finalità di terrorismo - ha detto il capo del Viminale -. È un dato su cui richiamo l'attenzione soprattutto di chi, in alcune occasioni, ha manifestato vicinanza acritica e puramente ideologica a personaggi coinvolti nell'indagine, sottovalutando, magari in buonafede, la delicatezza e la complessità di contesti che si muovono in un’area non sempre netta tra intenti apprezzabili e propositi meno limpidi".

"La Cassazione - ha aggiunto il ministro accogliendo un ricorso del ministero dell’Interno, ha di recente annullato con rinvio la decisione dei giudici di Appello di Torino, che aveva rimesso in libertà l’imam di Torino Mohamed Shahin, destinatario di un provvedimento di espulsione per motivi di sicurezza dello Stato. Lo dico anche perché sono stati ritenuti sussistenti collegamenti tra tale soggetto e alcuni esponenti delle associazioni pseudo-caritative pro-Pal, facenti capo a Mohammad Hannoun, arrestati con quest’ultimo per il delitto di terrorismo internazionale".

I fondi raccolti con le "donazioni idealmente destinati a scopi umanitari e religiosi a favore della causa palestinese - ha sottolineato il ministro - risultano essere stati sistematicamente dirottati verso strutture di Gaza a vario titolo riconducibili ad Hamas".

Hannoun presunto capo della cellula italiana di Hamas

Secondo le indagini l’imam Hannoun, "cittadino giordano, residente da anni a Genova, figura di riferimento" è "secondo l’ipotesi investigativa, il capo della cellula italiana di Hamas". "Dietro il linguaggio dell’umanitarismo e della religiosità - argomenta Piantedosi - è emerso un sistema stabile di propaganda e finanziamento del terrorismo. Una rete presente a Genova, Milano, Roma e attiva nella raccolta di denaro in moschee, eventi pubblici, manifestazioni". Il ministro ha riferito che "sono state approfondite acquisizioni della rete dell’intelligence internazionale e analisi svolte dalla Direzione centrale della Polizia di Prevenzione del Ministero dell’Interno sull’attività finanziaria svolta dal cittadino giordano in questione", alla luce "di numerose segnalazioni di operazioni finanziarie sospette per trasferimenti di denaro compiuti" da Hannoun e dall’Associazione Benefica di Solidarietà al Popolo Palestinese". Nel corso delle attività, "la Guardia di Finanza, tramite il Gico e il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, si è concentrata principalmente sulla ricostruzione dei flussi finanziari e sugli accertamenti patrimoniali - ha ricordato -. La Digos, al contempo, si è dedicata all’analisi degli aspetti associativi, inclusi i collegamenti degli indagati con la leadership di Hamas".

Sedi a Genova, Milano e Roma

"È emerso inoltre - ha aggiunto il ministro - come il gruppo delle persone indagate – alcune delle quali hanno evidenziato rapporti di affiliazione diretta con esponenti di spicco di Hamas - si avvalesse di propri referenti, appositamente dislocati sul territorio nazionale, per la raccolta di denaro in occasione di eventi religiosi e di manifestazioni pubbliche. Grazie, poi, all’efficace sistema di reti e di strutture fittizie, create con lo scopo di eludere gli ordinari meccanismi di controllo del circuito bancario e finanziario del credito, quello stesso gruppo risulta a sua volta essere riuscito a far pervenire ad esponenti di Hamas, oltre 7 milioni di euro, con finalità di supporto all’azione della stessa organizzazione terroristica".

"L’autorità giudiziaria ha, pertanto, provveduto a sequestrare beni per un importo complessivo di più di 8 milioni di euro. Allo stato attuale - ha sottolineato - ben 17 sono state le perquisizioni effettuate fra Liguria, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio".

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