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Forza Italia piega il Colle: voto in Aula sul governo

Azzurri al Quirinale: "La maggioranza è cambiata, il premier si dimetta". E Napolitano smentisce se stesso e Letta: ci vuole la fiducia alle Camere. Lunedì l'incontro tra i due

Annamaria Bernini, Paolo Romani e Maurizio Gasparri al Quirinale
Annamaria Bernini, Paolo Romani e Maurizio Gasparri al Quirinale

Roma - Un incontro di novanta minuti, che ha spaziato dalla tenuta del governo, alla giustizia, alle riforme. Un faccia a faccia per annunciare senza ombra di dubbio l'uscita di Forza Italia dalla maggioranza e per chiedere al presidente della Repubblica l'avvio di una crisi formale di governo, «con le dimissioni del presidente del Consiglio, Enrico Letta, nelle mani del capo dello Stato, per affrontare in Parlamento la nuova situazione che scaturisce dalla fine del governo delle larghe intese». Napolitano ha detto quasi sì, offrendo una «concessione» e soprattutto smentendo se stesso: nessun avallo alle dimissioni di Letta, ma «senza dubbio» il nuovo assetto delle forze in campo con Fi all'opposizione richiede «un passaggio parlamentare che segni la discontinuità politica tra il governo delle larghe intese e il governo che ha ricevuto la fiducia sulle legge di stabilità». Così recita la nota ufficiale del Quirinale. Una notizia non buona, anzi una smentita, per Letta, e che contraddice la blindatura che Napolitano aveva costruito intorno al premier appena tre giorni fa: «Le forme e i tempi di tale passaggio - aggiunge il capo dello Stato - saranno oggetto di una consultazione del presidente della Repubblica con il presidente del Consiglio lunedì pomeriggio». Non è bastato, insomma, il sì della fiducia sulla legge di stabilità per assicurare lunga vita al governo. È richiesta ora una nuova prova, la maggioranza è cambiata.

È un momento delicato nei rapporti tra i berlusconiani e Napolitano, ma ieri il neonato partito ha sorpreso con l'annuncio della salita immediata al Colle, avvenuta nel pomeriggio. L'incontro è stato subito accolto dall'inquilino del Quirinale anche per sondare il terreno incandescente dei forzisti sul tema delle riforme. La delegazione era ampia, a testimonianza di una compattezza che sembra essersi rinsaldata dopo la decadenza di Berlusconi: al Quirinale sono stati ricevuti, oltre ai capigruppo Brunetta e Romani, i vicepresidenti di Senato e Camera, Gasparri e Baldelli, i presidenti di Commissioni, già ministri, Palma, Matteoli, Galan, Vito, oltre a Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini.

Il cambio di posizione di Forza Italia comporterà quindi anche un approccio diverso al tema riforme costituzionali: «Un processo di discontinuità che coinvolge l'esistenza del governo - viene sottolineato nel comunicato degli azzurri - non può non avere lo stesso tipo di influenza per quanto riguarda l'iter delle riforme».

Ma gli emissari di Forza Italia hanno denunciato a Napolitano anche alcune anomalie che si sono verificate in Senato nel percorso che ha portato alla decadenza di Berlusconi. Compresi «comportamenti inaccettabili di Grasso», il presidente, a cui gli azzurri avevano chiesto l'annullamento della seduta della giunta per le elezioni per la violazione del segreto da parte del grillino Vito Crimi: «inaudite forzature» sono state messe in generale in atto al Senato».

Il giorno dopo la decadenza di Berlusconi Forza Italia va quindi alla guerra. C'è l'atteggiamento di chi continua a pensare al suo presidente e a quello che lo attende. Il senatore Antonio Razzi è pronto a fare a cambio. Razzi in carcere, Berlusconi libero: «Almeno lui potrà fare qualcosa per salvare l'Italia». Ma l'intenzione è quella di battersi come leoni: «Forza Italia non si ritira a vita privata, come spererebbero alcuni - avverte Daniela Santanchè - Quanto accaduto ieri, invece di indebolirci ci ha reso molto più forti».

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