Corre l'anno 1986 e il programma più visto dagli italiani in tv il sabato sera è Fantastico 7, condotto da Pippo Baudo. Nello show impazzano le spassose scorribande del trio comico composto da Massimo Lopez, Tullio Solenghi e Anna Marchesini. Tra i bersagli preferiti c'è il ministro Franca Falcucci. Viene letteralmente massacrata dalla Marchesini, che buttandola sull'ironia usa tutto quello che, dopo qualche anno, diverrà l'armamentario tipico dell'antipolitica: il ministro è vecchio, noioso, logorroico e addirittura si addormenta mentre parla. Ovviamente è solo satira, ma i colpi sono molto duri. A questi si accompagna una ostile campagna di stampa, con l'Unità a guidare le danze in prima fila. Ecco alcuni titoloni di quel periodo dell'organo del Pci: "Gli studenti tornano a chiedere: il ministro se ne vada"; "Le proposte del ministro Falcucci, un gran polverone e un futuro incerto"; "Più materie, ore brevi, nessun futuro serio"; "Nelle scuole ora sarà il caos".
Al di là della retorica e degli sketch televisivi la realtà è un po' diversa. Nell'Italia dove il gentil sesso ha votato per la prima volta solo nel 1946 Falcucci è la prima donna a ricoprire la carica di ministro dell'Istruzione e la seconda, dopo Tina Anselmi, a diventare ministro. Ha lavorato molto duro per arrivare dov'è ma, per ragioni puramente ideologiche (quel suo essere convintamente cattolica) si porta dietro un'ostilità fortissima, al punto che, il 3 dicembre 1986, deve affrontare un voto di sfiducia alla Camera dei deputati. L'hanno chiesto il Partito Comunista Italiano, Democrazia Proletaria, Sinistra Indipendente e il Partito Radicale: non le perdonano di aver introdotto l'obbligo dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, stipulando un'intesa con la Conferenza episcopale italiana. Mossa che ha mandato su tutte le furie le anime più anticlericali del Paese, soprattutto perché, a loro dire, ha scavalcato il Parlamento. Falcucci viene presa di mira e "processata" a Montecitorio, ma la sfiducia non passa. Votano contro di lei 234 deputati, a favore sono 327. Falcucci si salva.
In un discorso in Parlamento il presidente del Consiglio, Bettino Craxi, così la difende: "Per dare attuazione ai principi concordatari, il ministro della Pubblica istruzione e la Conferenza episcopale italiana hanno concluso nel dicembre 1985 l'intesa prevista dal protocollo addizionale, che ha definito i programmi, le modalità dell'insegnamento, la scelta dei libri di testo, i profili della qualificazione dei docenti. Con riferimento a tali principi il Parlamento ha approvato nel gennaio 1985 una risoluzione - sulla quale il governo ha posto e ottenuto la fiducia - che impegna il governo stesso a promuovere, con specifici provvedimenti, attività culturali e formative per coloro che non si avvalgono dell'insegnamento cattolico...". In altre parole, osserva il presidente del Consiglio, l'introduzione della religione a scuola applica la normativa concordataria del 1984.
Pioniera dell'inclusione scolastica
Uno dei meriti indiscussi della Falcucci è quello di aver promosso, ancor prima di ricoprire un incarico di governo, una scuola inclusiva senza più discriminazioni nei confronti delle persone portatrici di handicap. Fondamentale è il "Documento Falcucci" del 1975, in cui l'esponente Dc, come presidente di una Commissione di esperti incaricata dal ministero dell'Istruzione, si pone l'obiettivo di affrontare i problemi scolastici degli alunni con disabilità. Il documento redatto verrà considerato la "magna carta dell'integrazione", il caposaldo delle successive leggi che regolarono la materia (la legge 517/1077 e la legge 104/1992). Per la Falcucci l’integrazione scolastica doveva essere "un processo irreversibile" perché "coerente con il fine proprio della scuola che è quello di promuovere le potenzialità di ogni bambino, adeguando alle sue esigenze e alle sue possibilità le metodologie più idonee per suscitare la spinta dinamica che deve alimentarne lo sviluppo".
"Nessuno voleva gli handicappati in classe"
Con l'approvazione della prima legge, nel 1977, Falcucci ricordò l'importanza del passo in avanti appena fatto, come conquista di tipo civile e culturale, partendo da una situazione drammatica in cui "gli handicappati in classe nessuno li voleva, c’erano molte resistenze. Il problema non era dentro il mondo della scuola, ma fuori: culturale, nelle famiglie. Però ci abbiamo lavorato molto, prima di fare la legge abbiamo preparato a lungo il terreno; quindi, alla fine siamo riusciti a farla passare. Ci fu un clima positivo, anche nella fase attuativa, che poi ho vissuto direttamente, da ministro".
Aprì all'informatica
A conferma di quanto fosse sbagliata e ingiusta la satira feroce fatta dalla Marchesini sulla Falcucci, emblema di una politica vecchia trita e ritrita, c'è un altro dettaglio di non poco conto. Fu proprio la Falcucci a introdurre l’informatica nelle scuole, investendo risorse pubbliche attraverso il Piano nazionale informatico (Pni) lanciato nel 1985 e il Progetto ‘92 per l’istruzione professionale che, a partire dal 1988, avrebbe modificato in modo profondo, anche sul piano culturale, l’impostazione del settore.
La dura contestazione non cancellò i suoi meriti
Nel 2019 i lettori di una rivista specializzata, "La Tecnica della Scuola", elessero la Falcucci "migliore ministro dell'Istruzione" della storia repubblicana. Nonostante le pesanti critiche ricevute per il suo operato, è indubbio che abbia lasciato un segno profondo. Non solo per l'inclusione scolastica dei disabili, fino ad allora lasciati a "marcire" nelle classi differenziate. Modernizzò la scuola elementare, portò l'informatica nelle classi e una visione più scientifica e interdisciplinare dell'apprendimento. Nel 1985 fu oggetto di durissime contestazioni, in piazza e, come ricordavamo all'inizio di questo articolo, persino nella satira tv della prima serata di Raiuno.
Ma questi dettagli non cancellano i suoi meriti, tenuto anche conto che, a prescindere dai colori politici dei governi e dalla normale dialettica politica, fatta anche di scontri durissimi, la scuola è sempre stata un campo minato.