Anche in Friuli Venezia Giulia, nel Comune di Lusevera, in provincia di Udine, la sinistra è riuscita a rovinare la celebrazione del 25 aprile. In una terra di confine, ancora segnata dalla tragedia delle Foibe, le opposizioni in consiglio comunale si sono presentate sventolando una bandiera italiana con la stella rossa di Tito al centro.
Una vera e propria provocazione per Antonio Scarano, capogruppo del Gruppo Alpini Val Torre, che ha abbandonato la cerimonia che prevedeva l’alzabandiera e la deposizione della corona di alloro al Monumento ai Caduti, alla presenza delle autorità militari, civili e religiose. “Non intendo condurre e presenziare alla cerimonia di alzabandiera in presenza di una bandiera Italiana imbrattata con la stella rossa di Tito, simbolo di morte”, sono state le sue parole. Il sindaco Mauro Pinosa, invece, ha preso la parola ordinando l’alzabandiera perché “non sia mai - dice - che la nostra Bandiera rimanga abbassata di fronte a nessuno”. Il primo cittadino di Lusevera, nel suo discorso, ha ricordato che in quelle terre “ci sono state violenze, vendette, uccisioni, prima e dopo il 25 aprile 1945”. Pinosa non ammette che alcune sofferenze vengano ricordate e altre dimenticate e si domanda: “Dei crimini fascisti oramai sappiamo tutto o quasi, ma cosa sappiamo del lato oscuro della resistenza, quello fatto di processi sommari, fucilazioni, fosse comuni e soldati uccisi sui letti di ospedale o prelevati dalle prigioni e freddati con un colpo alla nuca, di violenze e stupri ai danni delle ausiliarie e delle donne fasciste?”. Ed è per questi motivi che quella bandiera è stata vista come un affronto per l’ufficiale degli Alpini che ha abbandonato la cerimonia. “È indecente sventolare la bandiera rossa che avevano i partigiani titini, cioè coloro che commettevano le atrocità contro gli italiani gettati poi nella foiba di Basovizza”, ha spiegato al Giornale Scarano, convinto che azioni del genere “devono essere vietate per legge”.