A Genova

Genova«Scusi signorina, può salire? La doccia non funziona bene». La telefonata arriva poco dopo mezzanotte, quando il turno della receptionist dell’hotel è già terminato. La ragazza, però, non adduce scuse. Sale. Anche se c’è il suo fidanzato che sta già aspettandola fuori in macchina, lei pensa che ci metterà un attimo. Invece il mostro è dietro quella porta. Una scena da arancia meccanica quella che si è svolta giovedì sera in un albergo a conduzione familiare, in pieno centro, a Genova. In via Balbi, a due passi dalla stazione ferroviaria Principe, nell’hotel pieno di famiglie di turisti coi bambini, un romeno ha abusato, picchiandola selvaggiamente, della giovane impiegata che è riuscito a far salire in stanza con una scusa. La vittima è una ragazza di trent’anni, sudamericana di origine, ma residente a Genova da vent’anni. Minuta, elegante, parla perfettamente l’italiano oltre ad altre tre o quattro lingue. Da due anni lavora in quell’albergo che nelle sue tredici camere cerca di mettere clienti «un po’ selezionati», come spiega mortificato e arrabbiato il titolare, il giorno dopo. «Aveva una maglietta e un paio di pantaloni leggeri, sembrava un turista qualsiasi, con la sua borsa da viaggio - racconta la collega della vittima, visibilmente scossa -. Un uomo normale, insomma. Tanto che solo guardando i documenti abbiamo visto che era romeno, non ce n’eravamo accorti. Inoltre ha anche pagato la stanza in anticipo».
Invece l’uomo, che dopo la violenza è stata arrestato, ha usato contro la donna una bestialità che ha lasciato senza parole anche gli inquirenti. Tutto è avvenuto in una quindicina di lunghissimi minuti. Quando la ragazza ha terminato il turno di lavoro infatti, è uscita e stava per salire sulla macchina del fidanzato quando si è accorta che aveva dimenticato nell’hotel un sacchetto con alcuni abiti. Così è tornata indietro e proprio in quel momento riceve la chiamata dalla camera dell’uomo. Lui le dà appena il tempo di mettere piede nella stanza e chiude l’uscio. A chiave. La ragazza, che sta già dirigendosi verso il bagno per controllare l’acqua calda, ci mette un secondo a capire e si getta verso l’uscita. Lui le sferra un pugno in pieno volto, la tramortisce. Lei cerca di resistere, ma lui continua a colpirla, la spinge dentro la doccia, le strappa i vestiti e con una furia bestiale le si getta addosso.
Lei grida, cerca di divincolarsi, di difendersi, ma lui è una furia e la stanza è chiusa a chiave. Non c’è via di fuga. Ma l’albergo è pieno di famiglie e una coppia, al piano di sopra, sente qualcosa. Forse così le salva la vita. Il turista, un italiano, chiama il centralino dell’hotel per avvertire che ha sentito delle urla di una donna. La telefonata gira nell’appartamento dei proprietari dell’albergo, marito e moglie, che vivono all’ultimo piano del bel palazzo storico ristrutturato. Il turista chiama anche il 113 e dà l’allarme. A quel punto l’albergatore è già sceso direttamente nella hall, ma non trova nessuno. Esce e vede l’auto del fidanzato della sua impiegata: il ragazzo gli chiede dove sia finita perché sono più di dieci minuti che l’aspetta. È un istante. I due uomini rientrano e fanno le scale di corsa con le orecchie tese. Individuano la porta da dove arrivano le urla e la sfondano a calci e spallate. La scena che si presenta davanti ai loro occhi è terribile: la ragazza è ferita, l’aggressore la tiene ferma. In due si gettano sul romeno e liberano la donna, il fidanzato della ragazza lo colpisce, ma lui riesce a sfuggirgli e si getta dalla finestra nel cortile interno del vecchio palazzo. Ma ha fatto male i conti, al buio non ha visto che ci sono sei metri e cade a terra ferendosi a una gamba. Lo troverà la polizia. Ora è in carcere.

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