Germania, rigore blindato e l'Italia resta in ostaggio

Per la cancelliera una netta vittoria. Si avvicina la resa dei conti sul destino dell'Europa. L'Italia adesso dovrà scegliere se continuare a tirare la cinghia

Germania, rigore blindato e l'Italia resta in ostaggio

L'allenatore della squadra che vince non si cambia mai. Come previsto Angela Merkel ha trionfato per la terza volta nelle elezioni in Germania entrando così nella storia del suo Paese. I primi risultati indicano che il partito dei Cristiano-Democratici della Cdu-Csu ha ottenuto il primo posto con oltre il 42% dei voti, quasi doppiando i socialisti del discusso Peer Steinbrueck e ottenendo sostanzialmente una maggioranza autonoma o quasi.
In pochi dubitavano di questo risultato e l'incertezza semmai era legata alla composizione residuale del Parlamento e di quale forza sarebbe risultata complementare al partito della cancelliera. Problema risolto dagli elettori che hanno ridotto ai minimi termini delle opposizioni che in realtà si opponevano a ben poco: l'originale alla fine è sempre meglio delle copie. Nessun grande tema ha infatti caratterizzato la campagna elettorale: praticamente tutti, tranne il nuovo partito antieuro Alternative für Deutscheland il cui ingresso nel Bundestag si gioca su una manciata di voti, si sono preoccupati di rassicurare l'elettorato sul mantenimento della situazione attuale. Troppo evidente il successo del dominio tedesco su un'Europa in forte crisi per rendere attraente la proposta di un qualsiasi tipo di cambiamento. Il monito legato al rischio per la Germania di segare il ramo su cui si trova eccedendo con il rigore rappresenta un messaggio troppo raffinato per le masse: nessun tifoso capirebbe l'idea di far vincere le squadre rivali per rendere il campionato più interessante. Eppure il futuro rischio per la trionfante Merkel è proprio questo: finora la tattica di tenere l'Europa appesa ad un capello prima del crollo è stata funzionale esclusivamente agli interessi tedeschi ma si tratta in ogni caso di una posizione in prima classe su una barca che affonda e che può ancora funzionare solo se gli altri Stati dell'Eurozona (e in particolare l'Italia) continueranno stupidamente a subire politiche ortogonalmente contrarie alla propria convenienza. Il successo della Germania di Angela Merkel affonda le sue radici nel simmetrico disastro della periferia europea e in particolare appare paradossale la posizione dell'Italia che continua a pagare per gli altri come se fosse uno Stato in salute e continua a ricevere schiaffi come se dovesse qualcosa a qualcuno, tutto ciò mentre gli occhi degli «alleati» sono fissi sulle nostre residue ricchezze. La chiave di lettura europea sta tutta negli squilibri interni di un crudele gioco a somma zero. Il fallimento della Grecia con conseguente «salvataggio» per centinaia di miliardi è stato un abominio economico e sociale, tuttavia questo vero e proprio crimine ha comportato enormi risparmi per la Germania che ha potuto finanziare il proprio debito ad interessi zero grazie alla paura instillata nei sottoscrittori di altri titoli di Stato, italiani in primis, e al contempo gli ha consentito di mettere in comune i prestiti imprudenti concessi dalle sue banche all'europeriferia facendoli pagare pro quota a tutti (come al solito con noi in prima fila, nonostante non avessimo praticamente alcun credito) per mezzo degli altrimenti inutili fondi salvastati. Nient'altro che la politica della faina nel pollaio, pieno di stupide galline terrorizzate dalla fuga verso l'ignoto esterno e intanto condannate ad essere mangiate dal nemico peggiore, ormai dentro casa. Nessun posto pare migliore di questo per la faina-Germania (i cui elettori infatti hanno approvato entusiasti) mentre nessun posto è peggiore di questo per le residue eurogalline che infatti continuano disperate a cambiare governanti, purtroppo senza aver ancora capito la natura del problema e senza il coraggio di andare oltre nuovi inutili eurofantocci. Si tratta però di un equilibrio instabile: fino a che punto potrà essere mantenuto? Di sicuro la storia non terminerà con il «più Europa» vagheggiata dalle nostre anime belle che sarebbe accettata da Angela Merkel solo nella forma dell'annessione. Quello che si avvicina è un bivio in cui o qualche prigioniero dell'eurogabbia proverà a scappare dimostrando che fuori c'è vita o la Germania penserà di aver ormai mangiato abbastanza e se ne andrà senza sparecchiare. La logica vorrebbe che il conquistatore saggio si accontenti dei successi e accetti una pace non umiliante per gli sconfitti quale potrebbe essere una segmentazione concordata dell'Eurozona. Purtroppo i precedenti storici per la Germania non sono incoraggianti e non lo sono nemmeno per l'Italia, strutturalmente incapace di distinguere quanto possa essere pericoloso «l'alleato», reso ancora più forte da queste elezioni.
Twitter: @borghi_claudio

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di Claudio Borghi Aquilini