Il giudice chiacchierone svela alla stampa le motivazioni della condanna di Berlusconi

Il presidente del collegio che ha condannato il Cav anticipa le motivazioni della sentenza, poi smentisce. Ma il Mattino lo sbugiarda: ASCOLTA L'AUDIO

Il giudice chiacchierone svela alla stampa le motivazioni della condanna di Berlusconi
Il presidente della sezione feriale della Cassazione Antonio Esposito

Parla, anzi straparla. E non solo alle cene allegre in cui gradisce raccontare amabilmente particolari piccanti e anticipare le sentenze ancor prima che queste vengano pronunciate. Anche coi giornalisti il giudice Antonio Esposito non riesce proprio a fare a meno di parlare. A scatenare una vera e propria tempesta sul presidente del collegio della Cassazione, che ha condannato a quattro anni di reclusione Silvio Berlusconi al processo Mediaset, è una lunga intervista rilasciata al Mattino. "Berlusconi non è stato condannato perché non poteva non sapere, ma perché sapeva: era stato informato del reato", ha spiegato la toga anticipando, in questo modo, le motivazioni della sentenza. Uno strappo senza precedenti che getta un'ulteriore ombra sull'imparzialità del collegio che ha giudicato il Cavaliere.

Quando questa mattina l'intervista firmata da Antonio Manzo è stata letta dai vertici del Pdl, si è alzato un coro unanime. "I magistrati dovrebbero parlare solo con le sentenze e questo principio dovrebbe valere oggi più che mai, per non alimentare tensioni ed esacerbare un popolo di milioni di persone che vuole giustamente reagire a quella che ritiene una grave ingiustizia", ha tuonato il segretario della commissione Giustizia della Camera, Luca D’Alessandro, invitando il Guardasigilli Anna Maria Cancellieri a promuovere quanto prima un'azione disciplinare. "Il fatto è gravissimo - ha commentato l'avvocato Niccolò Ghedini - gli organi competenti dovranno verificare l’accaduto che non potrà non avere concreti riflessi sulla valutazione della sentenza". Mentre Il consigliere del Csm Bartolomeo Romano ha fatto sapere che il caso sarà affrontato al più presto, la Cassazione si è affrettata a spiegare che l'intervista "non inficia né cambia" la sentenza. Tuttavia, il primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce ha ammesso che l'intervista è stata "inopportuna". La stessa Cancellieri ha chiesto a Santacroce "elementi informativi" per conoscere la vicenda nei dettagli. Al momento non è stata avviata alcuna azione sul piano disciplinare.

Aldilà dei provvedimenti che verranno presi dal ministero della Giustizia, l'intervista resta e va a confermare tutti i dubbi che nei giorni scorsi erano stati mossi rispetto a una sentenza politica che, anzichè fare giustizia, ha puntato unicamente a far fuori il leader del centrodestra. Coperto da una selva di accuse e critiche, Esposito ha provato a difendersi accusando il Mattino di aver inventato buona parte delle risposte a lui attribuite. Una accusa che è subito stata fatta cadere pubblicando l'audio sul sito del Mattino. "L'intervista è letterale - ha commentato il direttore Alessandro Barbano - sono stati riportati integralmente il testo, le parole e le frasi pronunciate dal presidente di cui ovviamente abbiamo prova". Secondo il direttore del quotidiano partenopeo, il presidente della Cassazione avrebbe infatti valutato a posteriori che "spiegare le motivazioni della condanna prima di averla emessa possa avere per lui un ritorno non positivo". "Però - ha concluso Barbano - non è una colpa da attribuire ai giornalisti ma alla responsabilità e alla maturità di chi parla".

Basta leggere l'intervista per capire che Esposito, di responsabilità, non ne ha affatto. Nell'intervista rilasciata a Manzo, il giudice racconta che il processo sui diritti tv non è stato portato avanti di fretta: "Abbiamo solo attuato un doveroso principio della Cassazione, quello di salvare i processi che rischiano di finire in prescrizione". E il caso Mediaset sarebbe andato in prescrizione il primo agosto scorso: "Abbiamo deciso con grande serenità". Parlando del motivo che ha portato la sezione feriale della Cassazione a condannare il Cavaliere, Esposito è entrato nei minimi particolari anticipando, così, le motivazioni del verdetto che devono ancora essere pubblicate. "Noi potremmo dire: tu venivi portato a conoscenza di quel che succedeva, non è che tu non potevi non sapere perchè eri il capo - ha spiegato nell'intervista - teoricamente, il capo potrebbe non sapere. No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva. Tu non potevi non sapere perché tizio, caio o sempronio hanno detto che te lo hanno riferito. È un po' diverso da non poteva non sapere".

Tra i vertici del Pdl lo sbigottimento è grande. "È andato oltre ogni limite", ha chiosato Mara Carfagna. "Credevo che i giudici parlassero attraverso le sentenze, anche se controverse, e che i magistrati fossero la bocca della legge - ha fatto eco Sandro Bondi - ma vuol dire che mi sbaglio". Che a Esposito piaccia parlare e subito dopo rimangiarsi tutto, lo sa bene anche Stefano Lorenzetto che sul Giornale aveva raccontato le cene allegre del giudice della Cassazione. Racconto in prima persona che Esposito ha provato a smentire sulle pagine del Fatto Quotidiano. Smentita che non ha retto al confronto con la cronaca di Lorenzetto. Il problema, quindi, resta. "Non è importante ciò che il giudice dice - ha commentato D'Alessandro - ma è inquietante che intervenga pubblicamente e lo faccia anche prima delle motivazioni".