Il governo dei mangiasoldi

Se le slot non ren­dessero, non sarebbero tanto dif­fuse. Il dramma è che rendono ai soliti ignoti e spennano i soliti fes­si

Il governo dei mangiasoldi

Abbiamo seguito appassionatamente la questione delle slot-machine, con le sue varie implicazioni perfino politiche, e ci siamo persuasi di essere di fronte a un dilemma: sono più stupidi coloro che giocano con i mostriciattoli meccanici o è più stupido lo Stato che premia gli enti locali sfruttatori di allocchi dediti all'azzardo?
Per capire, bisogna analizzare bene il problema. Si dà il caso che le macchinette di cui discettiamo, attive in parecchi locali pubblici, siano programmate per ingrassare chi le distribuisce e chi le gestisce. Ovvio. Altrimenti nessuno avrebbe interesse a costruirle né a piazzarle nel proprio esercizio (bar e roba simile) né a farle funzionare come diavolo comanda. In una parola, non esisterebbero.

Non lo diciamo perché siamo anticapitalisti, antiliberisti e contrari all'iniziativa privata. Figuriamoci. Siamo lontani mille miglia anche dai moralisti che considerano il gioco una maledizione. Ciascuno sia padrone della propria vita, della propria tasca e perfino della propria imbecillità.

Ma la verità non si può ignorare. Ripetiamo. Se le slot non rendessero, non sarebbero tanto diffuse. Il dramma è che rendono ai soliti ignoti e spennano i soliti fessi. I soliti noti guadagnano molto e hanno i mezzi per «comprarsi» politici, per cui campano alla grande e arricchiscono con ritmo ognor crescente; mentre i soliti fessi seguitano a foraggiare le dannate macchinette, non rendendosi conto che si fanno prendere in giro con un'ingenuità che rasenta l'idiozia.

La lotta fra un congegno tecnologico, costruito apposta per fottere chi lo sfida, e chi tale sfida accetta è impari. È predeterminato il fatto che il primo vinca sempre e che il secondo perda.

Il giocatore tuttavia non si arrende alla logica e neppure all'evidenza e continua imperterrito a gettare soldi nella pancia delle slot, sperando nel miracolo - che raramente si verifica - di guadagnare. L'azzardo è una malattia del cervello - non serve scomodare Dostoevskij - e pertanto difficile da curare, ma non impossibile. Qualche «iniezione» di razionalità aiuta non dico a guarire ma almeno a migliorare. Assai utile sarebbe anche un minimo di educazione impartita dallo Stato, il quale invece è impegnatissimo - tramite il governo in carica, tra i più stolti della storia repubblicana - a fare il contrario, ovvero a incentivare il gioco, da cui trae benefici sotto forma di (ridotti) introiti fiscali.

Tanto è vero che ha castigato le Regioni severe nel frenare la dipendenza dal gioco, mentre è di manica larga con quelle che lo incentivano, alle quali riserva agevolazioni finanziarie.

Di questo si tratta. Si fatica a crederlo, ma è la realtà. Dalla quale si evince che i responsabili della cosa pubblica o sono più cretini dei giocatori o sono dei criminali. Tertium non datur.

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