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Governo Meloni, il consenso mai così stabile

L’esecutivo cancella la storica volubilità dell’elettorato. L’erosione del consenso per i partiti al potere non c’è più

Governo Meloni, il consenso mai così stabile
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È un fenomeno senza precedenti nella storia politica recente. Dopo oltre tre anni dall’insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni, il quadro del consenso appare sostanzialmente immutato. Al netto delle fisiologiche oscillazioni mensili, i sondaggi restituiscono un’immagine cristallizzata: i rapporti di forza tra i partiti, così come tra le aree politiche, restano sorprendentemente stabili. Un andamento inusuale per il contesto italiano, tradizionalmente segnato dalla volubilità degli elettori, da rapide inversioni di tendenza e da un progressivo logoramento dei governi in carica.

Se nella scorsa legislatura, dopo 3 anni e mezzo, FdI, Lega e Pd erano appaiati nei sondaggi con i Cinquestelle attorno al 15%, con robuste modifiche rispetto al risultato delle Politiche del marzo 2018, oggi è tutto diverso. Fratelli d’Italia oscilla da 3 anni (da gennaio 2023) tra il 29 e il 31%. Inoltre i travasi di consenso restano sostanzialmente interni alle coalizioni. Una stabilità senza precedenti, insomma. E la prova che l’elettorato non vede nel centrosinistra una alternativa possibile al governo Meloni.

Sondaggio YouTrend

I grafici parlano chiaro. Fino alle elezioni politiche del 2022 le linee si inseguono in un continuo saliscendi; dopo il voto, invece, le curve si appiattiscono, trasformandosi quasi in linee rette. Nessun crollo improvviso, nessuna crescita impetuosa, nessun ribaltamento degli equilibri. Un’anomalia che colpisce soprattutto se confrontata con le legislature precedenti.

Come osserva Lorenzo Pregliasco, direttore e co-founder di YouTrend, «è senza precedenti la stabilità del consenso che osserviamo nei tre anni abbondanti dalle ultime elezioni politiche». Una stabilità che non riguarda soltanto i singoli partiti, ma l’intero sistema politico. «È evidente sia a livello dei singoli partiti, sia – forse in modo ancora più significativo – a livello delle aree politiche, con centrodestra e campo largo che restano sostanzialmente sugli stessi rapporti di forza».

Le oscillazioni ci sono, ma restano circoscritte. «Gli spostamenti sono relativamente contenuti e avvengono per lo più all’interno delle due aree», spiega Pregliasco. Nel campo dell’opposizione, rispetto alle politiche del 2022, il Movimento Cinquestelle risulta in calo mentre cresce il Partito Democratico; nel centrodestra continua invece il confronto serrato tra Forza Italia e Lega. Dinamiche interne, più che terremoti elettorali.

Sondaggio YouTrend

Nel complesso, però, «non si osservano cambiamenti di direzione significativi nel consenso». Ed è proprio questo l’elemento di discontinuità rispetto al passato. «In passato, a questo punto della legislatura, si erano invece già registrati mutamenti rilevanti nelle intenzioni di voto, spesso accompagnati da una progressiva erosione del consenso dei partiti di governo». Il paragone con la scorsa legislatura è emblematico: a tre anni e mezzo dalle politiche del 4 marzo 2018, già sotto il governo Draghi, Fratelli d’Italia, Lega e Partito Democratico erano appaiati intorno al 20%, con il Carroccio che aveva vissuto una potente accelerazione nei sondaggi arrivando a toccare il 34%, mentre alle elezioni il primo partito era stato il Movimento 5 Stelle con il 33%. Un quadro completamente diverso da quello attuale.

La stabilità dei sondaggi sembra dunque indicare una mancanza di fiducia rispetto a una possibile alternativa di governo.

“La stabilità che osserviamo da oltre tre anni nelle intenzioni di voto è particolarmente interessante se messa in relazione con i giudizi sull’operato del governo, che mostrano una prevalenza di valutazioni negative sull’azione dell’esecutivo: nell'ultimo sondaggio Youtrend per Sky TG24 di dicembre, il 64% degli italiani esprime un giudizio negativo sul governo di Giorgia Meloni” spiega Pregliasco. “Una possibile spiegazione è che, pur in presenza di una valutazione critica dell'esecutivo, una parte consistente dell’elettorato non percepisca oggi l’opposizione come un’alternativa più credibile”.

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