Gran Bretagna sotto choc: gli euroscettici primo partito

I sondaggisti inglesi incoronano il movimento di Farage. La sua ricetta: uscita dall'Ue e stop all'immigrazione. I Conservatori sono in crisi e gli operai tradiscono i Laburisti

Gran Bretagna sotto choc: gli euroscettici primo partito

Gli analisti lo pronosticavano, i partiti lo temevano, gli elettori lo minacciavano e insieme dissimulavano. Ora i sondaggi lo certificano: la corsa dell'Uk Indipendence party verso le europee è ormai una cavalcata per il trionfo. Con un clamoroso paradosso: il partito no-euro della destra inglese è privo di rappresentanza alla Camera dei Comuni di Londra - nella sua storia non è mai riuscito a conquistare un seggio alla House of Commons, quella elettiva, e ne ha appena tre alla House of Lords, dove le cariche sono ereditarie o per nomina - ma potrebbe essere primo partito di Gran Bretagna il 25 maggio relegando i Conservatori oggi al governo addirittura al terzo posto. Nelle intenzioni di voto raccolte da YouGov, colosso delle indagini demoscopiche, la tendenza è netta: l'Ukip è al 31%, seguito dai Laburisti al 28% e ben lontano dai Conservatori del premier David Cameron, fanalino di coda col 19%. Un risultato clamoroso, frutto del sistema elettorale proporzionale, che darà agli euroscettici inglesi l'opportunità di contarsi senza rimanere stritolati dal maggioritario puro in cui faticano a farsi largo durante le politiche (le ultime, nel 2010, li hanno visti raccogliere il 3,1%).

Ventidue anni dopo la firma del Trattato di Maastricht che portò all'introduzione della moneta unica, ventidue anni dopo la nascita stessa dell'Ukip, fondato nel 1992 dall'attuale leader Nigel Fagare, che lasciò i Conservatori proprio in segno di protesta per la firma del Trattato da parte dell'ex premier conservatore John Major, ai piedi del Big Ben si annuncia un terremoto elettorale di proporzioni storiche. Nella patria del bipolarismo perfetto - un sistema che già alle ultime elezioni politiche ha vacillato costringendo i Conservatori a un governo di coalizione con i Liberaldemocratici - la destra britannica avrà con molta probabilità come suo principale rappresentante in Europa il partito che promette un «divorzio amichevole» dall'Unione europea, l'abbandono dei Trattati e «la fine dell'immigrazione di massa incontrollata», cioè niente più immigrati che si trasferiscano in via definitiva nel Regno Unito entro i prossimi cinque anni e stop al diritto di richiesta di case popolari o sussidi per chi arriva nel Paese, a meno che non abbia pagato le tasse per almeno cinque anni.

Musica per le orecchie della base conservatrice, che solo lo scorso anno ha visto crescere il dato netto sull'immigrazione di ben 154mila unità contro le 65mila dell'anno precedente. Musica per la base Tory che già da qualche tempo ha cominciato la fuoriuscita verso il partito indipendentista, infuriata col premier Cameron per le politiche troppo blande su Europa e immigrazione e per i matrimoni gay reputati uno schiaffo ai valori tradizionali. Per questo mentre il numero degli iscritti al Partito conservatore si è dimezzato dal 2005, anno in cui Cameron ha preso la guida dei Tory, ed è passato da 253.600 a 134mila, i tesserati dell'Ukip sono invece cresciuti di circa due terzi nel 2013, passando da 19.500 a 32.500, con un ulteriore innesto di 2.500 tessere solo nei primi mesi di quest'anno.

Il merito è di una campagna ben condotta dal leader Farage, capace di superare con destrezza l'accusa di aver fatto il furbetto sui rimborsi del Parlamento europeo e di far dimenticare gli scivoloni razzisti a ripetizione da parte dei suoi candidati (ultimo quello ai danni dell'umorista di colore Lenny Henry, che il candidato William Henwood ha invitato a «emigrare in un Paese nero»). Ma la marcia verso la gloria è frutto di altri due fattori: i 6 milioni di sterline concessi dal milionario Paul Sykes, ex patron dell'internet provider Planet Online ed euroscettico doc, e i consensi raccolti nella working class. «Gli operai non si sentono più rappresentati dal Labour», denuncia Lord Glasman, uno dei principali collaboratori del leader laburista Ed Miliband. Molti studi dimostrano che gli elettori dell'Ukip sono i meno ricchi, con un reddito medio al di sotto delle 26mila sterline. E con i loro guai stanno fuggendo anche loro verso il partito no-euro.

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