Grandi idee e piccoli Oscar della stupidità

Fuori dall'ombrello berlusconiano i liberali puristi sono destinati a rimanere marginali

Grandi idee e piccoli Oscar della stupidità

È destino che in un Paese, il nostro, a maggioranza liberale i liberali puristi siano destinati, fuori dall'ombrello berlusconiano, a rimanere marginali. Nella Prima Repubblica il Pli non andò mai oltre percentuali più che modeste ma svolse il suo ruolo con dignità e a volte successo. Quella che vorrebbe essere una sua riedizione, Fare per fermare il declino, partito fondato da Oscar Giannino, ha riacceso speranze in quel mondo, ma sta naufragando sul campo (lo dicono i sondaggi) sotto il peso della megalomania del suo leader. L'ego di Giannino è superiore pure a quello di Berlusconi, del quale non ha né il carisma né le doti. Più si avvicina il voto più il probabile flop rende il giornalista-politico astioso, rancoroso, vendicativo. L'altra sera a Ballarò il Berlusconi mancato ha detto che godrebbe a far perdere il Pdl in Lombardia, questo darebbe senso alla sua avventura.
Adesso sappiamo: il programma di Giannino non è collaborare con altri liberali per costruire un'Italia più libera e moderna. No, è pugnalare i suoi elettori consegnando la Lombardia e magari l'Italia a Vendola, Bersani e, perché no, Ingroia. Questo succede quando grandi idee sono nelle mani di piccoli uomini accecati dall'ambizione, dalla mania di protagonismo e dall'odio personale contro chi ha più successo di loro. Se le cose stanno così, quello a Giannino non è soltanto un voto inutile, è un voto stupido in quanto autodistruttivo. Come il marito che si taglia le palle per fare dispetto alla moglie, i liberali lombardi dovrebbero sperare in una sconfitta del Pdl e operare perché ciò accada. E per che cosa? Per fare godere Re Sole Giannino. Il quale sembra un simpatico istrione fino a che sta dentro lo schermo. Fuori, chi lo conosce lo evita. Un motivo ci sarà.

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