Grillo vuole dare la mancia agli italiani: 600 euro al mese per non fare niente

Anziché stanziare fondi per le imprese o detassare le assunzioni giovani, il M5S preferisce garantire il reddito di cittadinanza ai disoccupati. Il costo? 50 miliardi all'anno

Grillo vuole dare la mancia agli italiani: 600 euro al mese per non fare niente

Sabato scorso, durante un comizio a Brugherio, Beppe Grillo è tornato alla carica: "Il lavoro è una cosa importante ma non può essere tutta la tua vita. Bisogna pensare a un reddito di cittadinanza pensato per l’Italia. Salario di sussistenza, tempo pieno breve, lavorare poche ore con salario adeguato per assistere i tuoi anziani. Ci vogliamo pensare adesso visto che siamo il popolo che invecchia di più". E così i suoi adepti si sono messi al lavoro per elaborare una proposta di legge che garantisca il reddito di cittadinanza a quegli italiani che non hanno un lavoro con cui sostentarsi. Una sorta di "paghetta" da circa 600 euro al mese per non far niente. Il costo? All'incirca 4,8 miliardi di euro al mese, oltre 50 miliardi di euro all'anno. Una sberla mica da ridere per i conti pubblici già di per sé malandati e un tackle durissimo per le imprese che vedrebbero così andare in fumo denari sonanti che potrebbero essere destinati alla crescita o all'abbattimento delle tasse sul lavoro.

La ricetta dei grillini per gli oltre 8 milioni di italiani che non hanno il lavoro è il reddito di cittadinanza. Altro che detassazione delle assunzioni per le imprese che assumono i giovani, altro che taglio poderoso della pressione fiscale, altro che riforma della pubblica amministrazione. Anziché rendere il mercato del lavoro più flessibile e più accessibile, i pentastellati preferiscono foraggiare chi è senza lavoro garantendogli un salario fisso di circa 600 euro al mese. Una garanzia che da una parte rischia di favorire il lavoro in nero, dall'altra tira la mazzata finale all'erario pubblico già affaticato dalle politiche di austerity imposte dall'Unione europea. Come anticipa l'Huffington Post, una trentina di parlamentari, suddivisi in cinque gruppi di lavoro, stanno lavorando alla proposta di legge. Sul tavolo il problema principale: la copertura per un provvedimento che costerebbe allo Stato italiano decine di miliardi di euro ogni anno. Se inizialmente Grillo aveva promesso un assegno da mille euro al mese, i Cinque Stelle hanno dovuto rivedere la cifra al ribasso fissandola intorno ai 600 euro. "Abbiamo individuato una platea di circa otto milioni di italiani, che potrebbero beneficiare del reddito di cittadinanza - ha spiegato il senatore Francesco Molinari - ci stiamo concentrando su cittadini che vivono sotto la soglia di povertà, non solo su chi non percepisce alcun reddito ma anche chi ha reddito troppo basso".

Conti alla mano, il provvedimento costerebbero al Tesoro oltre 50 miliardi di euro l’anno. "I nostri calcoli prevedono una somma tra i 20 e i 30 miliardi di euro - ha spiegato Molinari all'Huffington Post - ma sapremo essere più chiari tra una decina di giorni". Per coprire i costi del reddito di cittadinanza, la senatrice Nunzia Catalfo vorrebbe riformare le politiche del lavoro e introrre "un sussidio unico in un sistema integrato di welfare". In realtà, nelle scorse settimane, l'esecutivo ha dibattuto a lungo per trovare la copertura dell'abolizione dell'Imu sulla prima casa e, nei prossimi giorni, dovrà scannarsi per trovare i soldi necessari ad evitare l'aumento dell'aliquota Iva dal 21 al 22%. E le scadenze del governo Letta non si fermano certo qui: sul tavolo del premier ci sono il nodo degli esodati e il finanziamento della cassa integrazione in deroga. I grillini, invece, sono certi di riuscire a tirar fuori decine di miliardi di euro con estrema fracilità. Al di là della copertura, gli stessi fondi potrebbero essere usati per rilanciare la produzione industriale, pagare i debiti contrati dalla pubblica amministrazione con le imprese, abbassare le tasse sul lavoro e la pressione fiscale, riformare la macchina statale e favorire la liberalizzazione del Paese.

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