Per avere una misura della salute del sistema Italia, l'osservato speciale è sempre il Pil. Sulla sua crescita si sono ieri confrontate le analisi delle due maggiori associazioni d'imprese nazionali, Confindustria e Confcommercio, che vedono il 2026 da angolazioni diverse. Entrambe, a ben guardare, sono ottimiste. Ma se Confcommercio guarda avanti e vede nei consumi il trend determinante dei prossimi mesi, per gli industriali prevalgono invece le incertezze internazionali del 2025; anche se poi l'unico elemento che riguarda il futuro, cioè il recente decreto Energia, fa ben sperare. Per Congiuntura Confcommercio la ripresa dell'economia italiana «si consolida lentamente». Sulla scorta di una dinamica positiva dei consumi, confermata dai numeri di gennaio, gli economisti confermano la stima di un Pil 2026 in grado di raggiungere la soglia del + 1 per cento: «Dopo una crescita congiunturale a gennaio (+0,3%), anche a febbraio si dovrebbe registrare una variazione positiva del Pil (0,2%) si legge nel report - coerente con una variazione tendenziale finalmente al di sopra dell'1 per cento». A gennaio 2026 anche i consumi consolidano la tendenza al moderato recupero con un aumento dello 0,5% su base annua e dello 0,3% su dicembre. Tuttavia «i segnali di miglioramento non devono nascondere gli elementi di criticità» che impongono cautela. A fare la differenza sarà soprattutto l'inflazione generale, la cui rilevazione Istat di gennaio, arrivata ieri, ha confermato il +1% su base annua (contro il +1,2% di dicembre): Il carovita di gennaio è al livello più basso registrato da novembre 2024 (+1,3%), contribuendo all'aumento della fiducia. Per febbraio «è attesa una variazione dei prezzi al consumo dello 0,3% su gennaio e dell'1,1% su base annua». Dato che consoliderebbe il trend positivo.
Più prudente Confindustria, che titola la sua congiuntura flash così: «Peggiora lo scenario a inizio 2026». Ma poi, a leggere il rapporto, il sapore non è così amaro: «In Italia, dopo il buon quarto trimestre 2025 (+0,3% il Pil) trainato dagli investimenti del Pnrr, a gennaio migliora la fiducia delle famiglie e accelerano i servizi». La dinamica industriale è però «penalizzata dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili». Si tratta dunque di elementi del recente passato. Mentre guardando al prossimo futuro spiccano positivamente «gli impatti del decreto Energia» appena varato dal governo, che «può ridurre il prezzo dell'energia per famiglie e imprese in modo sostanziale, se approvato dalla Commissione europea». In ogni caso, pur lentamente, l'industria è vista in recupero, grazie a un quarto trimestre di produzione industriale complessivamente positiva (+0,9%).
Positivo il contesto dei tassi d'interesse. Ma un allarme è lanciato nei confronti del credito: per il Centro Studi «il tasso pagato dalle imprese italiane ha esaurito il calo e invertito la rotta» (3,58% a dicembre, dal 3,38% di settembre).