I grillini mettono sotto processo Grillo

Parlamentari grillini costretti al silenzio. Ma qualcuno infrange il diktat: "Abbiamo perso 3 milioni di voti". I malumori crescono di ora in ora. Grillo preferisce disertare il confronto l'assemblea coi suoi parlamentari. E qualcuno chiede la sua testa

I grillini mettono sotto processo Grillo

Slitta alla prossima settimana l'assemblea dei grillini dopo la débâcle delle europee. Una vera e propria resa dei conti da cui, però, si terrà ben alla larga Beppe Grillo. Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti rompe il tabù interno e chiede un passo indietro del leader. Lo fa senza toni ultimativi, in una intervista al Fatto quotidiano, ma il senso della sua posizione è chiaro: "L’intento di Grillo era sempre stato quello di accompagnarci fino a un certo punto e poi lasciare la gestione diretta in mano agli attivisti. L’ho gia detto: non sono io a dover dire quando". La temperatura è altissima.

Dicendosi sfiancato dal tour de force per la campagna elettorale, Grillo diserterà l'incontro coi parlamentari proprio quando il barcone stellato sta andando avanti senza timoniere. Si è, infatti, limitato a far sentire il proprio appoggio con qualche telefonata agli eletti a lui più vicini. Parole di circostanza per rincuorarli dopo il tonfo elettorale. "Questi ragazzi restituiscono gran parte dello stipendio - è sbottato ieri alla Casaleggio associati - e la gente continua a votare il vecchio, i tromboni, chi ruba". L’assemblea avrebbe dovuto tenersi in questi giorni o così speravano in molti. "Ma a mio avviso - spiega il capogruppo alla Camera Giuseppe Brescia all’Adnkronos - era giusto prendersi il tempo necessario a far decantare, elaborare, evitare reazioni di pancia. Ora sentirò il capogruppo al Senato, Maurizio Buccarella, e stabiliremo il giorno. Ma non capisco tutta questa apprensione sulla nostra congiunta, sarà una riunione come tante altre". Ma, a testare gli umori, l’assemblea si preannuncia piuttosto calda: i cosiddetti "talebani" da una parte, i dissidenti dall’altra. Tutti pronti a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Il malcontento aleggia anche tra diversi parlamentari considerati, finora, "allineati", pronti ora a prender la distanze dai miliatanti "più grillini di Grillo".

In parlamento vige la consegna del silenzio. Ai pentastellati è stato, infatti, consigliato di non parlare con la stampa. "Prima dobbiamo raccogliere le idee", rispondono in coro l’ex capogruppo Alessio Villarosa e Angelo Tofalo ai cronisti. Ma qualcuno, off the record, si lascia andare alle confidenze. Ed è tutto un "io lo avevo detto", "era prevedibile" e così via. Sotto accusa i toni della campagna elettorale. In molti sembrano rinfacciare a Grillo di aver "pigiato" troppo sull’acceleratore. "La prova è sotto gli occhi di tutti - dice un deputato - abbiamo perso quasi 3 milioni di voti". Sul fronte dei dissidenti, poi, le rimostranze raddoppiano. "Siamo stati messi sotto accusa - osserva un parlamentare - perché abbiamo criticato apertamente alcune uscite di Grillo, vedi la cazzata di Auschwitz, le sparate su Pizzarotti o il tribunale pubblico per i giornalisti. Avevamo ragione noi, abbiamo spaventato l’elettorato". E ora chiedono che si cambi musica. Grillo, appunto. Voleva istituire i tribunali per far fuori giornalisti, politici e imprenditori. Adesso è lui a fine sotto processo. "Qui c’è da rivedere tutto - incalza un deputato - perché non siamo più alla mera filosofia, gli errori ora sono tangibili e hanno un peso: 3 milioni di voti in meno. E qualcuno dovrà risponderne".

Ai vertici del M5S è rimproverato il cerchio magico che si è formato attorno a Grillo. Si tratta, racconta di "yes-man e fedeli servitori che vanno in tv e sul palco con Grillo" e raccontare "quel che vogliono, buttando fango su tutti gli altri". Anche il divieto di stringere alleanze con altre forze politiche ha creato non pochi maldipancia. Tanto che i dissidenti non hanno mai interrotto i contatti e guardano con interesse al gruppo che gli ex grillini stanno costituendo a Palazzo Madama. Difficile (se non impossibile) che lo stesso alla Camera dove mancano i numeri. Muove emorragie in casa Cinqie Stelle, tuttavia, non sono affatto escluse.