I pm accusano il gip che ha assolto Vendola

Il gip che scagionò Vendola, Susanna De Felice, amica intima della sorella di Vendola, Patrizia. I pm: "Al corrente già prima del processo"

I pm accusano il gip che ha assolto Vendola

Il giudice che ha assolto Vendola (nella foto) è amico della sorella del governatore pugliese. Che a sua volta è anche amica del pm barese diventato senatore Pd, Gianrico Carofiglio, marito del pm barese Francesca Pirrelli, amica anche lei della sorella di Nichi e pm impegnato nelle indagini sulla pubblica amministrazione, giunta Vendola inclusa. Un buon motivo, per il giudice, per astenersi dal giudicare il fratello della sua amica. Ne sono convinti i pm Francesco Bretone e Desiree Digeronimo che hanno seguito l'inchiesta che portò al rinvio a giudizio per abuso d'ufficio del leader di Sel, poi assolto dall'accusa di aver abusato della sua posizione per riaprire i termini di un concorso per primario. Il gip che scagionò Vendola, e che oggi è l'oggetto di un carteggio durissimo dei due sostituti con il procuratore capo e il procuratore generale di Bari, si chiama Susanna De Felice. «Già prima del processo - scrive la coppia di pm - eravamo a conoscenza che la dottoressa De Felice fosse amica della sorella di Vendola, Patrizia. Li lega una amicizia diretta, sia la frequentazione di amici in comune quali il collega e attuale senatore Gianrico Carofiglio e la moglie dottoressa Pirrelli, sostituto di questo ufficio, entrambi amici stretti di Patrizia Vendola, vedi intervista del dottore Carofiglio che si allega». Effettivamente il 3 aprile 2009 l'ex pm-senatore-scrittore, a Repubblica confermava: «Mia moglie e io siamo amici di Patrizia Vendola, sorella del presidente della Regione. Il fatto è notorio (...). Quando a mia moglie recentemente è capitato un procedimento in cui l'indagato era il presidente della Regione (una querela per diffamazione, ndr) ha semplicemente fatto quello che fa un magistrato serio in un caso del genere: si è astenuta e il fascicolo è passato ad altri». I due pm aggiungono che se non sollevarono prima il problema della ricusazione fu solo per rispetto al giudice che avrebbe dovuto avere la sensibilità di astenersi. «Sta di fatto - continua la lettera - che dopo l'assoluzione di Vendola molti amici e colleghi ci hanno chiesto come mai fosse stato possibile che a giudicare il governatore fosse stata un'amica della sorella di Vendola nonché amica di suoi carissimi amici». E ancora. «Il processo, già di per sé delicato, veniva caricato di ulteriori contenuti dal Vendola il quale dichiarava più volte pubblicamente che in caso di condanna sarebbe uscito dalla scena politica: questo comportamento ha costituito a nostro giudizio una indebita pressione su un giudice che in caso di condanna avrebbe determinato l'uscita dalla scena politica del fratello della sua amica». In realtà il gip De Felice, prima di pronunciarsi, sulla scia di voci che le arrivavano all'orecchio, aveva sollevato nero su bianco il problema al suo capo Antonio Diella (che l'aveva respinto) spiegando di non essere amica della sorella di Nichi ma di averla conosciuta in un paio di occasioni, una delle quali a casa della signora Digeronimo. Proprio quella pm delle rimostranze di cui sopra.

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