Voti a picco, inchieste e rivolte interne: Di Pietro-Fini-Vendola esodati da Grillo

Roma«Ricominciamo dal 4 per cento» annuncia il capo dei finiani siculi, Briguglio, cercando di tirarsi su. Ricominciamo? Ma se l'hanno fondato l'altroieri, Fli? Sono già lì a raccogliere i cocci di un vaso che ha fatto solo in tempo a sfasciarsi. L'altro siciliano e libertà, Granata, si consola come può. «L'importante è che ha perso Musumeci» dice, mentre assicura al neo governatore Crocetta il suo «sostegno» e quello dei finiani. Un caloroso sostegno dalla piazza antistante la Regione, però, perché Fli non ci entra nemmeno di striscio a Palazzo D'Orleans. Loro, come altri che avevano pronosticato con certezza la fine dei nemici, sono già finiti anzitempo, prima di iniziare. Abortito il Terzo polo, messo in cantina il Partito della Nazione, archiviata l'opa sul centrodestra, a Fli - in disperata ricerca di una coalizione per non schiantarsi sulla soglia di sbarramento anche alle politiche 2013 - rimane una causa in Tribunale, con la vecchia An, per ottenere la quota parte del patrimonio di soldi e immobili, un leader che fa la terza carica dello Stato e un elegante bilocale vista mare a Montecarlo, con possibilità di soggiorni ai Caraibi ospiti di amici.

Magari, poi, si ricominciasse davvero dal 4 per cento. In Sicilia è andata già bene, le rilevazioni nazionali (ad esempio quella Emg-TgLa7) dicono che Fli veleggia sul 2,8%, quasi il doppio dei Verdi e del Psi, molto al di sotto di qualsiasi sbarramento alla Camera e al Senato. E ogni volta che la finanza apre il pc di Francesco Corallo, capo della Atlantis-BPlus, latitante, uno dei protagonisti del Tulliani-gate, la percentuale rischia di intaccarsi, mentre già nel partito si prenotano biglietti per traghetti verso altre formazioni (l'Udc, Montezemolo).

Abbondano le case ma calano i voti anche per Di Pietro, alle prese con consiglieri indagati (in Lazio, Sardegna, Emilia Romagna, Liguria, Campania), figuracce in tv, parentopoli varie, De Magistris che già lo molla per farsi una lista civica sua. Il problema più grave per lui si chiama però Beppe Grillo, che lo ha raso letteralmente al suolo in Sicilia. E pensare che fino a qualche anno fa condividevano lo stesso webmaster, Casaleggio, e che fino a pochi mesi fa l'Idv aveva conquistato il Comune di Palermo, con Orlando. Anche lì, però, un successo personale del candidato sindaco più che del partito, che si era fermato al 10,2% al primo turno, rispetto al 47% di Orlando. Ma un successone in confronto a quanto accaduto domenica. L'Idv in Sicilia è crollato al 3,5%, con 67.738 voti soltanto, 24.569 voti nella provincia di Palermo. Alle comunali di maggio, e solo nella città di Palermo, ne aveva presi di più: 28.312. Una Caporetto, una disfatta che riflette le molte grane del partito di Di Pietro, l'immagine sfatta di un movimento personalistico dove la trasparenza sembra più uno slogan che un principio concreto (basta vedere l'incredibile «Pesto connection» dell'Idv in Liguria, altrimenti detta la «Banda dei valori» dal SecoloXIX).

I sondaggi sul nazionale vanno poco meglio per Di Pietro, siamo sul 4,2%, al limite dell'eleggibilità per il prossimo Parlamento dove la soglia è al 4%. Sempre che non passi la nuova legge elettorale (sbarramento al 5%), con cui Di Pietro sarebbe fuori, a meno di allearsi con qualcuno e sperare che Grillo lo risparmi. Perché non è difficile capire dove sono andati i suoi elettori. In Sicilia il M5S ha preso quattro volte i voti dell'Idv. Nel 2008 la lista «Amici di Beppe Grillo» non era andata oltre i 46mila voti, alle comunali del 2012 è cresciuta a 11.707 voti (4,9%), che l'altra domenica alle regionali sono diventati 285.202 (15%). Lui sale, Di Pietro scende, mentre gli tocca pubblicare carte sul sito internet, per spiegare i misteri delle casse Idv. Come premier, dice il sondaggio La7, lo vedrebbe bene il 3% degli ialiani, un 1 per cento più di quelli che ci vedono Fini. No, non va bene.

Autunno freddino anche per Nichi Vendola, il presidente della primavera per la Puglia. La sua non è ancora sbocciata e forse tarderà, e in Sicilia resta fuori dalla porta (della Regione) anche lui. In attesa di entrare a Palazzo Chigi, o solo di rientrare a Montecitorio dopo cinque anni, Vendola entrerà stamattina alla Procura di Bari, dove lo attende il pm che per lui, rinviato a giudizio per concorso in abuso d'ufficio nella nomina di un primario di chirurgia toracica, ha chiesto 1 anno e 8 mesi di reclusione. «Una sentenza di condanna per me sarebbe un punto di non ritorno, segnerebbe un mio congedo dalla vita pubblica» ammette Vendola, che però è sicuro di una sentenza «ispirata a verità e giustizia», cioè di innocenza. E l'assoluzione è già data per certa. Quanto ai voti, in Sicilia è stato un fiasco, 3,1% (penalizzato certamente dalla mancata corsa di Fava). «L'area della Sinistra radicale perde notevolmente consensi, andando oltre il dimezzamento dei precedenti voti del 2008, quando confluiva nella lista La Sinistra Arcobaleno» annota l'Istituto Cattaneo nell'analisi sui flussi di voto tra politiche 2008 ed elezioni in Sicilia. A livello nazionale Vendola sta tra il 4% e il 5%, meno dell'Udc.

Da soli contano poco, e non c'è la gara ad averli alleati. A meno di una soluzione radicale e inedita: allearsi tra loro. Il partito degli esodati (da Grillo e dall'astensionismo).

Il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro vede soffiarsi da Grillo e da Renzi il ruolo di «guastatore» del sistema. Ma, soprattutto, il suo partito che puntava tutto sulla difesa della «legalità» sta pagando caro gli scandali dell'ex capogruppo in Regione Lazio Vincenzo Maruccio, dell'europarlamentare Giommaria Uggias indagato per peculato e della vicepresidente della Regione Liguria Marylin Fusco. Lo stesso Tonino ha fatto una magra figura in tv quando ha balbettato alle domande di «Report» sulla gestione dei fondi Idv. E c'è chi, tra i suoi, ne chiede la «testa»

Gianfranco Fini ha perso credibilità da tempo, certo, ma l'ultima rivelazione sulla vicenda della casa di Montecarlo (spuntano documenti che dimostrerebbero inequivocabilmente che l'alloggio appartiene al «cognato» Giancarlo Tulliani) lo ha messo ancora un volta con le spalle al muro. Nemmeno stavolta però intende dimettersi da presidente della Camera, come ha ribadito ospite in tv da Santoro, ma evitando di dare le risposte che da due anni si attendono da lui. E a questo si somma il disastro Fli: ormai ridotto a partito-cespuglio; in Sicilia vale appena il 4%

L'ora X per Nichi Vendola scoccherà oggi, quando è prevista la sentenza di primo grado nel processo sulla sanitopoli pugliese in cui è indagato per abuso d'ufficio e rischia fino a 20 mesi di carcere. «Se sarò condannato mi ritirerò dalla politica», ha promesso il leader di Sinistra e libertà adombrando il sospetto che sia una manovra per farlo fuori dalle primarie del centrosinistra, in cui sfida i big Bersani e Renzi. In ogni caso, una tegola non da poco per uno che si dipinge come paladino del buon governo e poi viene accusato di aver «segnalato» la nomina di un primario...

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