I senatori a vita spaccano la sinistra

La scelta del Colle non piace al 40% degli elettori di Pd e Sel. Il sondaggio Euromedia: "Un errore farla, c'e la crisi"

I senatori a vita spaccano la sinistra

Roma - La nomina dei quattro senatori a vita spacca la sinistra. Lo fotografa l'ultimo sondaggio di Euromedia Research. «Nessun intervistato mette in dubbio la capacità e l'onorabilità delle quattro persone nominate e di come abbiano contribuito a dare lustro all'Italia - spiega Alessandra Ghisleri - ciò che è stato messo in rilievo dai nostri contatti è che in un momento di crisi, questa nomina è stata vista un di più della politica».
Una percezione particolarmente avvertita a sinistra. Nell'elettorato di Pd e Sel è circa il 40% a pensare che le nomine dei senatori a vita non erano necessarie in questo momento.
Soprattutto in considerazione del trattamento economico che percepiranno i neo senatori a vita. Una goccia nel mare della spesa pubblica, ma che rappresenta un multiplo del reddito annuo di una famiglia media italiana.
Anche l'elettorato del Pdl ha poco digerito le nomine; per motivi analoghi a quelli manifestati a sinistra, ma rafforzati anche dalla circostanza che due neo-senatori (uno ha smentito e la sua posizione è stata rafforzata dall'Agenzia delle Entrate) hanno la residenza in quello che viene considerato come un «paradiso fiscale». Un fenomeno che ha ricompattato il Pdl ed avvicinato ulteriormente le posizioni con la Lega.
A caratterizzare la settimana, però, è stata anche la scelta di eliminare l'Imu. L'elettorato del Pd ritiene che il governo si sia piegato alle richieste del Pdl. Tant'è che mette in luce come le risorse per la cancellazione della patrimoniale siano state reperite tra quelle destinate all'occupazione.
Ma anche la soluzione individuata dal governo non piace molto agli italiani intervistati da Euromedia Research. «Le riflessioni che abbiamo raccolto sono tipiche di persone incerte. E questa incertezza è data proprio dalle soluzioni individuate dal governo per eliminare l'Imu».
Secondo gli intervistati, il meccanismo adottato non dà garanzie sul futuro. «E l'impossibilità di prevedere la spesa futura è il peggior danno possibile ai consumi», spiega Ghisleri. In quanto, non è possibile conoscere - al momento - se la service tax costerà quanto e/o più dell'Imu. E questa incertezza viene avvertita anche nell'elettorato di sinistra.
Tant'è che nell'ultima settimana il Pd perde posizioni. Lascia sul terreno un punto percentuale, che finisce per gonfiare Sel e M5S. Secondo i sondaggi, il Pd si colloca tra il 25,5 ed il 26,5%. Un calo determinato dall'incapacità dell'elettorato a comprendere le larghe intese; ma anche a digerire la nomina dei senatori a vita: in tempo di crisi pensano alle poltrone anziché alle persone, il ragionamento più diffuso (anche nel centrodestra).
Il Pdl, invece, aumenta di un punto e sale al 28-29%. A spingerlo è soprattutto l'euforia dell'Imu: una partita vinta; anche se non nel modo atteso. E il compattamento a sostegno di Berlusconi per la vicenda giudiziaria.
Anche Grillo prende mezzo punto ed oscilla tra il 19 e il 20%. Sfrutta in parte l'esodo di voti del Pd, anche se a beneficiarne maggiormente (fenomeno tipico in epoche lontane dalle elezioni) è Sel.
In generale, in questo momento il deflusso di consensi registrato dal Pd è un fenomeno figlio della severità dell'elettorato di sinistra nei confronti dei vertici del partito. E dell'incertezza che aleggia intorno ai nuovi vertici potenziali. Oltre all'insofferenza quasi fisica di sostenere un governo insieme al centrodestra.