Si dimettono tutti

Deputati e senatori lasceranno dopo il voto sulla decadenza di Berlusconi. Spiazzata la sinistra In assenza di fatti nuovi, addio governo e maggioranza: il partito pronto alle elezioni

Pensavano che la partita fosse chiusa. Berlusconi a casa (forzatamente) e avanti come se niente fosse col governo Letta in nome di quella stabilità che ha reso solide dittature e regimi del socialismo reale. Ideato dall'asse sinistra-magistrati, garantito da Napolitano e accarezzato da schegge impazzite del centrodestra, sembrava a un passo dal filare via liscio. Sì, qualche colpo di coda, qualche sceneggiata era stata messa nel conto, ma nessuno aveva immaginato lo stop di ieri. Tutti i parlamentari di Forza Italia, deputati e senatori, hanno consegnato le dimissioni ai rispettivi capigruppo. Addio governo delle larghe intese (a braccetto cioè con i carnefici) e fine della legislatura. Tutti a casa. Quando? Un minuto dopo il voto, previsto la prossima settimana, sulla decadenza di Berlusconi.

Il furbetto Napolitano se ne deve fare una ragione. Il suo piano di regalare il Paese alla sinistra e ai tassatori è talmente sfacciato da non lasciare più margini di manovra neppure al più infaticabile dei mediatori. E Letta-Jo Condor è meglio che scenda dal fico e smetta di andare in giro per il mondo a dire che in Italia tutto va bene. Abbiamo un problema enorme, e non è lo spread e neppure l'instabilità. Si chiama democrazia, o se volete giustizia, oppure ancora meglio libertà.
Non penso che l'annuncio di ieri sera sia reversibile. O nelle prossime ore Napolitano si sveglia e fa qualche cosa di concreto per annullare gli effetti di un golpe politico-giudiziario, o il Pd si assume le sue responsabilità di socio di governo e sconfessa nel voto le false conclusioni della magistratura, o accade questo oppure governo e legislatura sono al capolinea e a nulla varranno eventuali trucchi per salvare l'uno e l'altra. Non si può guidare un Paese senza un terzo dei parlamentari e soprattutto un terzo degli elettori.

Da oggi inizierà il coro dei soliti noti: irresponsabili, per salvare un uomo sacrificate il bene comune. Non cadiamo nella trappola, perché semmai è l'inverso. Per salvarlo, il «bene comune» non va lasciato nelle mani sporche di magistrati e in quelle avide di ex, post o neo comunisti. Le elezioni fanno paura solo a chi sa o teme di perderle dopo averle vinte per il rotto della cuffia e con non pochi brogli. E al loro padrino seduto sul Colle più alto.