Impazza #IoNonVotoIlPd: così la rete scarica Bersani

L'asse con Casini, l'appoggio a Monti, la linea soft sulle unioni gay: la rete boccia Bersani & Co. Tra il popolo di sinistra esplode la campagna "Io non voto il Pd"

Adesso la rete scarica il Partito democratico e soprattutto la linea del leader Pier Luigi Bersani, accusato di aver spostato troppo al centro le alleanze continuando a inseguire l'irraggiungibile Pier Ferdinando Casini. Da qui la provocazione della rete: su Twitter impazza l'hashtag #IoNonVotoIlPd, che nel giro di poche ore è entrato nei trend topics scatenando l'ira dello zoccolo duro pro Bersani.

Una rivolta tutta interna alla sinistra. Che ci fosse un malumore nel Partito democratico, ci sono state fior fiore di avvisaglie: dai rapporti tesi con l'alleato di sempre Antonio Di Pietro alle pesanti contestazioni contro Rosy Bindi alla Festa del Pd a Caracalla, dalle difficoltà a dialogare con il braccio armato della Cgil al progressivo distacco con la base. Giusto ieri, in una intervista a Repubblica, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha apertamente bocciato la linea "centrista" di Bersani. Se il centrosinistra vuole vincere le elezioni, è il ragionamento del primo cittadino di Milano, "deve andare oltre l’usato sicuro" proposto da Bersani e la "demagogia certa" del leader del M5S Beppe Grillo e di "alcune inaccettabili dichiarazioni di Di Pietro", per trovare una "terza anima" in grado di coinvolgere nella politica e al governo "le intelligenze e le energie dell’associazionismo e della cittadinanza attiva". Insomma, c'è una sinistra che vuole fare la sinistra per davvero e non annacquarsi coi tatticismi e i compromessi. La bagarre sui matrimoni gay ne è la prova. E il malessere nei confronti di una dirigenza che, in questi mesi, ha sostenuto il premier Mario Monti e il suo governo avvallando politiche tutt'altro che di sinistra si è acuito sempre di più. E adesso sta esplodendo. E la rivolta che sta prendendo piede su Twitter ne è la riprova.

"Io non voto il Pd molto semplicemente, perché sono di sinistra", scrive Tito Faraci sul social network. Non è l'unico. Nel giro di poche ore l'hashtag entra subito tra i trend topic. "Questo hashtag - spiega Faraci - non esprime ostilità, quanto delusione. In gran parte dei tweet traspare il desiderio diuna ragione per tornare a votarlo". Un vero e proprio malessere che si è incanalato anche dentro al partito. Non a caso ieri Pippo Civati, consigliere regionale in Lombardia, ha avvertito che i "rottamatori" sono pronti a lasciare Bersani nel caso si arrivi ad un’alleanza con Casini in vista del 2013. "È incredibile quanta gente dica 'Io non voto il Pd perché sono di sinistra' - scrive Massimo Bencivenga - Bersani svegliati, fai qualcosa di sinistra". E ancora: Nino Nicita spiega di non appoggiare più il Pd perché "non si accorgono che la gente è disposta a votare il peggio populismo in salsa M5S piuttosto che dare il voto a loro". Insomma, le motivazioni sono molteplici: "Io non voto il Pd perché è un centro di gravità permanente"; "Io non voto il Pd per il Penati system"; "Io non voto il Pd per non ritrovarmi nei Casini"; "Io non voto il Pd perché non ho ancora capito cos'è". La rivolta via web mette insieme post divertenti a vere e proprie critiche alla leadership di Bersani. Una disfatta in tutti sensi anche se, timidamente, i fan di Bersani hanno provato a replicare spiegando per quale motivo un elettore di sinistra può ancora votare i Democratici. Senza convincere nessuno. "I non voto il Pd perché errare è umano - avverte Valeria Calicchio - ma perserverare è da coglioni".

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